Il presidio
Commercianti ed esercenti «Il 27% resterà ancora chiuso»
Limitano l’entusiasmo, i costi per mettersi in regola e la difficoltà a reperire dispositivi di protezione a prezzi calmierati
GROSSETO
Sei imprenditori su dieci, tra negozianti, baristi e ristoratori, sono intenzionati a riaprire domani, data prevista della ripartenza. È quanto emerge da un’indagine commissionata da Confesercenti e realizzata da Swg su un campione di imprenditori del commercio al dettaglio e della somministrazione.
Gli imprenditori intenzionati a aprire domani sono il 62 per cento, contro il 27% che ha invece già deciso di rimanere chiuso. È ancora incerto l’11%, e deciderà durante il fine settimana.
Per chi resta chiuso – riporta Confesercenti – decisiva è stata la considerazione della mancata convenienza a una riapertura. «In alcuni settori c’è ancora incertezza – secondo Confesercenti – Protocolli non omogenei dei Comuni per i mercati, per esempio, generano dubbi negli operatori».
Sempre secondo Confesercenti, in molti lamentano la difficoltà a mettersi in regola: sia per i costi, sia per la difficoltà a procurarsi mascherine e dispositivi di protezione per i dipendenti a prezzi calmierati.
Al 4 maggio erano 3.892 le imprese – tra commercio al dettaglio in sede fissa e settore turistico – ancora chiuse in provincia di Grosseto: la moda, 521 i negozi di abbigliamento escluso il settore bambini e neonati; gli arredi per la casa, 146; o ancora, orologerie ,69; o tappeti, 77. E poi gli ambulanti non alimentari, 438 alberghi e 2.205 pubblici esercizi. In totale erano 1.224 le aziende del commercio al dettaglio in sede fissa ancora chiuse ai primi di maggio, di queste, 521 per il settore abbigliamento escluso bambini o neonato, 89 i negozi di calzature, 146 i negozi di mobili, articoli tessili, arredamento per la casa (escluso illuminazione), 69 quelli di orologi e articoli di gioielleria, 77 tappeti e altri tessili, 130 giochi e articoli sportivi, 118 altri articoli, 99 commercio al dettaglio in altri esercizi non specializzati (non alimentari). 2.643 le imprese nel campo del turismo.
«Per le imprese questa riapertura sta diventando una corsa a ostacoli – valuta Confesercenti – Gli imprenditori temono l’impatto della rigidità delle linee guida sulle attività, e temono di rimanere schiacciati tra l’aumento dei costi di gestione e il prevedibile calo dei ricavi. Sono preoccupati, inoltre, anche dal tema delle responsabilità legali».
Confesercenti apprezza che la distanza sia calata a un metro cosa particolarmente importante per bar e ristoranti per cui, altrimenti, la riapertura sarebbe stata insostenibile.
E conclude chiedendo «Linee guida applicabili e aiuti economici diretti alle imprese per sostenerle anche in questa delicata fase della ripartenza». —
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