Italia
«Avevo buttato via mille euro di fiori»
Martina Ferraro ha riaperto dopo il lockdown ma rimane pessimista: «Matrimoni rimandati, ci mancano i clienti da fuori»
porto sANTO stefano
Sono tra le categorie che hanno subito più danni, sia a livello economico che materiale. I fiorai, con le chiusure imposte dall’emergenza coronavirus, sono stati costretti in questa primavera a fare enormi sacrifici per poter rimanere a galla. A partire dai fori e dalle piante che hanno dovuto buttare nella spazzatura non appena è arrivato il lockdown, per poi dover ovviamente ricomprare tutto alla riapertura alcuni giorni fa. Senza considerare i mancati introiti per via delle cerimonie annullate o spostate, a partire dai matrimoni.
Alcuni aiuti però sono arrivati, come nel caso della giovane fioraia Martina Ferraro, che alcuni anni fa aveva rilevato la storica attività “Giovanna” sul lungomare dei Navigatori di Porto S.Stefano. «La situazione è critica – racconta Martina - siamo stati chiusi due mesi e abbiamo avuto zero entrate. Abbiamo dovuto buttare via tutto: le piante, i fiori e tutto ciò che avevamo in negozio al momento della chiusura, si parla di più di mille euro di materiale. E all’apertura abbiamo dovuto ricomprare ovviamente tutto. Siccome ai nostri paesani ci teniamo, abbiamo deciso di aprire con i saldi, scontando tutto e comprando anche piante che costassero poco. Il momento è quello che è, nessuno naviga nell’oro, e devo dire che siamo molto contenti della risposta dei santostefanesi».
Qualche aiuto è comunque arrivato. «Abbiamo avuto i 600 euro di marzo e basta – prosegue - non abbiamo chiesto altro. Il fondo è di proprietà del Comune che ci ha stoppato l’affitto, mentre aspettiamo di sapere per il demanio, che abbiamo già pagato. I pagamenti di Tari e gli altri sono stati rimandati a settembre».
C’è però da pagare lo scotto dei matrimoni rimandati. «Tutte le cerimonie sono state rinviate a data da destinarsi – racconta Martina - non ne abbiamo in piedi neanche uno e mancano anche i clienti provenienti dall’estero e da Roma. Abbiamo perso la Pasqua e gli altri ponti, tutta la fioritura della primavera. Noi speriamo che aprano le regioni, anche se è un’arma a doppio taglio perché più gente arriva e più c’è possibilità di contagio. Ma il forestiero ci serve, altrimenti non ce la facciamo. Anche le barche sono fondamentali».
Il lento ritorno alla normalità è iniziato dopo i due mesi di quarantena. «Abbiamo riaperto con la festa della mamma ed è andata bene – conclude - , mi ha fatto piacere che i santostefanesi abbiano risposto bene. La quarantena invece l’ho passata piantando alcune piante a casa e annaffiando quelle che avevo, oltre a cucinare». — Andrea Capitani
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