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No alle “nozze” Consorzio-Bf «È un’operazione dannosa»

enrico pizzi
No alle “nozze” Consorzio-Bf «È un’operazione dannosa»

Secondo Tocchi, Folonari e Stassano il progetto di Bonifiche Ferraresi snaturerebbe i fini mutualistici originari a vantaggio del solo profitto

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Il “matrimonio” tra il Consorzio agrario del Tirreno e Bf spa, la società che controlla Bonifiche Ferraresi, non s’ha da fare.

Contro l’ipotesi della nascita di due newco alla quale il Consorzio del Tirreno, insieme ad altri importanti consorzi agrari del Centro-Nord, conferirebbe a una il proprio patrimonio e all’altra la gestione commerciale, tuonano i vertici di Confagricoltura di Grosseto, Livorno e Pisa, secondo i quali l’iniziativa segnerebbe la fine del Consorzio. L’operazione viene bollata come dannosa per gli agricoltori, inopportuna, antieconomica e incongruente con le finalità consortili. Confagricoltura ricorda che il Consorzio è una realtà nata «con fini mutualistici prevalenti e di sostegno reciproco, in cui vige il concetto dell’aiuto a chi è in difficoltà, e in cui l’unione dei piccoli conferisce loro la forza dei grandi senza l’assillo del raggiungimento del profitto a ogni costo».

Una realtà che rischia – dicono – di essere spazzata via per sempre da «un progetto concepito da società finanziare e bancarie come Bonifiche Ferraresi, il cui fine è quello di realizzare profitti e che di mutualistico nel loro dna ha ben poco». I presidenti provinciali di Confagricoltura, Attilio Tocchi, Guido Folonari e Alessandro Stassano lamentano il fatto che questa operazione, delicata, sia stata illustrata in un consiglio di amministrazione convocato il venerdì di Pasqua, con l’invio di «allegati non completi, solo 24 ore prima della seduta on line». Impossibile approfondire e discutere la proposta. Seppure la decisione finale è rinviata all’assemblea dei soci.

Tocchi, Folonari e Stassano chiedono, in sostanza, se sia davvero conveniente partecipare a questa operazione al termine della quale «il nostro Consorzio agrario – dicono – non sarà più in grado di produrre ricavi e reddito, eccetto ricevere gli utili o i dividendi delle partecipazioni societarie, la cui delibera è vincolata da Bonifiche Ferraresi, come previsto dai patti parasociali». Dunque chiedono se davvero il Consorzio agrario del Tirreno abbia bilanci così disastrati da arrivare a permettere un suo radicale snaturamento, confluendo in una società nella quale partecipano consorzi fortemente indebitati, come emerge dai loro bilanci depositati nelle Camere di Commercio.

Preoccupa anche il fatto che Bf sia una spa che, stando ai patti parasociali, avrà «un notevole potere di controllo sulla nuova società: solo con il suo voto favorevole possono essere adottate le delibere nelle materie assembleari rilevanti ed è lei che esprime l’amministratore delegato a cui spetta proporre il direttore generale, poi nominato dai Consorzi». Confagricoltura chiede che «il collegio sindacale analizzi la situazione e si esprima circa la legittimità degli atti da assumere» e sottolinea che «già il cda del Consorzio Terrepadane ha rigettato l’operazione, suffragato dalla relazione del collegio sindacale, richiesta giustamente prima della convocazione del Cda medesimo, che bollava l’operazione come rischiosa e conseguentemente censurabile». —

enrico pizzi

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