«Sto per riaprire la mia boutique ma le clienti dovranno prenotare»
Orbetello, Fiorella Teodori vende abiti da 47 anni. Il Jade Square Café studia soluzioni per gli aperitivi
orbetello
Negozi e bar a Orbetello sono pronti alla ripartenza. Dal 18 maggio, se le cose andranno come tutti sperano, le saracinesche che sono abbassate da mesi, torneranno ad aprirsi.
Fra i negozi che si stanno preparando ad accogliere i clienti c’è anche quello di Fiorella Teodori in corso Italia. «Ci vuole molto coraggio – dice – a fare i commercianti adesso. Questa è stata l’ennesima crisi, dopo quelle economiche che stavamo vivendo da anni e che di certo non ci aspettavamo». Fiorella, 67 anni, vende abiti da 47 anni. La sua attività esiste da 70. È subentrata ai suoi genitori. In questi giorni è nel suo negozio a sanificare per farsi trovare pronta quando l’apertura sarà comunicata ufficialmente. «Da anni andiamo avanti con difficoltà – dice – cercando di non morire. Io a fine anno chiuderò il negozio». Fiorella aveva già preso questa decisione e di certo quanto successo in questi due mesi non l’ha fatta tornare sui suoi passi. «Sto sanificando e preparando le schede che dobbiamo tenere – spiega la negoziante –. Ho già un appuntamento fissato. Alle mie clienti ho detto che dovranno prenotare la visita in negozio. Spero lo facciano per evitare file fuori». Da quest’anno non sarà più possibile entrare nei negozi e guardare la merce. «Ci vorrà molta accortezza, sensibilità – dice Fiorella – e tanta pazienza. Anche chi dovrà provare gli abiti lo dovrà fare con molta cura, con guanti e mascherina. I vestiti non si possono sanificare. Il vapore li danneggia».
Sempre a Orbetello, in piazza del Plebiscito, c’è anche un’altra attività che presto riaprirà i battenti. È il Jade Square Cafè di Alana Jade Romano. Il bar è da alcune settimane che sta effettuando servizio a domicilio. Ha iniziato circa due settimane dopo il lockdown. «Un drink ti può cambiare la vita», dice Alana. Con questo slogan la barman ha iniziato a fare cocktail da consegnare a domicilio. Fra più gettonati il mojito, l’unico che non aveva messo nell’elenco dei cocktail da consegnare a casa. «Stiamo pensando a creare una bottiglia di aperitivo che i clienti possano portarsi a casa e consumare quando ne hanno voglia. Vogliamo una cosa particolare dato che deve essere artigianale. Stiamo cercando una distilleria che sia in grado di darci una mano». Fra le idee di Alana anche quella di continuare il servizio a domicilio nei porti. «Potrebbe essere un modo anche per assumere del personale che faccia le consegne». Il bar è pronto per riaprire. «Siamo fortunati perché abbiamo molto spazio nella piazza – commenta Alana – Una delle incognite sarà come servire gli aperitivi al tavolo dato che i clienti sono abituati a mangiare. Non sappiamo come dovremo servire le cose da mangiare». Alana, guidata però da suo ottimismo, è pronta a ripartire pensando alla sua nuova idea dell’aperitivo in bottiglia. —
ivana agostini
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
