Meteo
Microristorantini e obbligo di spazi ampi: «Rischiamo di non lavorare»
Tana dei Brilli, John Bistecchino, Cuore: in pochi metri i posti consentiti non bastano a coprire le spese
Giulia Sili /follonica
Piccoli, piccolissimi, e fino a tre mesi fa anche molto frequentati: sono i ristoranti minimi di Massa Marittima e Follonica, attività che con le nuove regole per contenere il coronavirus temono per il proprio futuro.
Si tratta di ristoranti che vanno dagli 8 ai 30 metri quadrati e che da lunedì, con la riapertura, temono di poter apparecchiare un solo tavolino.
Per alcuni la speranza si riversa tutta nella concessione degli spazi esterni, per altri c’è la nuova via della consegna a domicilio. C’è poi chi vede nella chiusura fino al termine dell’emergenza l’unica soluzione possibile.
Lunedì i ristoranti potranno riaprire ma, da quello che si può leggere nel documento di “Ipotesi di rimodulazione”, sembra addirittura che neanche chi vive sotto lo stesso tetto potrà mangiare insieme. Questo perché per i ristoratori non sarebbe possibile «predeterminare l’appartenenza a nuclei in coabitazione». Tutti i ristoratori dovranno adattarsi alle nuove norme, ma più saranno piccoli i locali e minore sarà il numero dei clienti che potranno essere serviti.
La Tana dei Brilli di Massa Marittima è la più piccola osteria Slow Food d’Italia ed è diventata famosa grazie alla bravura della sua proprietaria, la chef Raffaella Cecchelli. La Tana conta dieci coperti, quattro tavoli. Molto probabilmente con le nuove disposizioni governative Raffaella potrà tenere in sala un solo tavolino. «Seguirò tutte le norme igieniche che verranno dettate, come ho sempre fatto con grande attenzione – dice Raffaella –. Al plexiglass, però, non cedo: il mio locale viene spesso definito “una piccola bomboniera” e se serviranno i pannelli in plexiglass non credo che aprirò. Non ha senso snaturare così tanto questa osteria».
Per Raffaella andare al ristorante deve essere un piacere: «Sono disposta a riaprire a ottobre e continuare così come sto facendo con l’asporto». Per lei la consegna a domicilio sta funzionando bene: «Credo che sia una soluzione ragionevole in questo momento, ovviamente non faccio il solito menu perché alcune cose non puoi proporle ma è un modo per non stare con le mani in mano».
In estate Raffaella può contare su dieci coperti anche all’esterno del locale con quattro tavoli che con le nuove norme diventeranno probabilmente due. La speranza, però, è anche quella che il Comune conceda più spazio esterno.
Chiara Palmieri è la proprietaria di Cuore, un piccolissimo ristorante nel centro di Follonica. «Sto valutando di non aprire – dice –. Con queste restrizioni di cui abbiamo sentito parlare non è possibile farlo. Aspetteremo l’uscita del Dpcm per decidere, ma non ha senso lavorare per avere un quarto dei clienti che avevi prima. Per fare certi fatturati ci vogliono i numeri: o i clienti pagano una cifra esagerata, e non mi sembra il caso, o non ha senso lavorare. Preferisco aspettare che tutto sia passato, non voglio indebitarmi per lavorare in queste condizioni».
Michele Di Iorio è il titolare di John Bistecchino, un ristorante che ha una sala di 16 metri quadrati in via Albereta a Follonica. «Noi dovremmo riaprire lunedì – dice – ma ad oggi non conosciamo le linee guida da seguire. Se avessi avuto delle certezze magari avrei scelto prima se cercare un altro lavoro o meno». Anche Michele con le nuove regole contenute nelle “Ipotesi di rimodulazione” potrebbe avere un solo tavolo all’interno del ristorante e uno solo nel gazebo all’esterno: «Se i nuclei familiari non potranno stare vicini – dice – non ha senso per noi riaprire. La sala è 3,80 metri per 3,90, e se non possiamo neanche servire una sola famiglia è finita. Spero che duri ancora per poco questa situazione di restrizioni perché non credo che potrà essere sostenibile ancora a lungo». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
