Il presidio
«Troppe tasse», dopo 39 anni chiude il cantiere
Storico costruttore di barche dice addio all’attività e passa al noleggio. Intanto annuncia la nascita di un’associazione
Tutto è partito da un videomessaggio su Facebook in cui annunciava la chiusura del suo cantiere. L’imprenditore di Porto Santo Stefano, Paolo Lacchini, è costretto a chiudere la sua attività.
Non solo per il coronavirus, ma per una serie di difficoltà derivanti da tutte le tasse che un proprietario di una ditta è costretto a pagare allo Stato: lui lo paragona a un “socio” che, volente o nolente, si è inserito nella sua società senza chiedere il permesso. Il videomessaggio pubblicato sul suo profilo è diventato virale, ricevendo circa 10mila visualizzazioni e molti attestati di stima riguardo un problema che riguarda migliaia di imprenditori e di partite Iva in tutta Italia. Bani termina dunque l’attività del suo cantiere, una storica società di Porto Santo Stefano del settore nautico per la costruzione e la lavorazione delle imbarcazioni, che andava avanti da 39 anni.
«Il mio video – racconta Lacchini - nasce perché questa quarantena mi ha aperto un mondo. Ho mandato un videomessaggio in cui annuncio la chiusura della mia azienda, ci pensavo da molto tempo. In questi 39 anni ho dato l’anima, ma non vorrei che si continui ad andare avanti in questo modo, cerco di mettere in guardia un po’ tutti. Vista la piega che stava prendendo la cosa ho pensato in questi anni di avviare una società di noleggio barche e gommoni. Adesso in molti non comprano più le barche ma le noleggiano, i costi di gestione di una barca sono di almeno 12-13 mila euro l’anno».
Il tutto è avvenuto a causa delle sempre più pressanti spese da dare allo Stato. «In me non c’è una rabbia contro lo Stato che mangia quasi tutti gli introiti – dice - È più una sensazione di delusione. La nostra categoria è destinata a estinguersi, di maestri d’ascia ce ne sono veramente pochi ormai. Io mi auguro che questo messaggio allo Stato arrivi, ma a livello nazionale possiamo fare ben poco».
Anche da qui nasce la nuova associazione Imprenditori Costa d’Argento. «Insieme ad altre aziende – prosegue - abbiamo deciso di riunirci in un gruppo. Siamo partiti in sei e adesso siamo più di 500 soggetti. Abbiamo tutti le stesse idee e vogliamo fare qualcosa di buono a livello territoriale. L’unione fa la forza e abbiamo lavorato molto. Ci hanno contattato diverse associazioni, invitiamo tutti a valutare le nostre proposte di collaborazione». —
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