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Pediatria, tamponi a 119 bambini Un solo positivo, e servizi no stop
La direttrice Susanna Falorni: «Ci attende la fase 2: noi siamo pronti anche alle sfide tecnologiche»
Il lockdown è terminato, la sanità grossetana si avvia verso un graduale ritorno alla normalità, tirando le somme delle attività che non si sono mai fermate e pianificando la fase 2.
La Pediatria e neonatologia dell’ospedale di Grosseto, insieme al Pronto soccorso pediatrico, è uno dei servizi strategici che non è stato sospeso, ma riorganizzato come avvenuto anche per l’Emergenza-urgenza, la Chirurgia oncologica e traumatologica, l’Oncologia, la cardiologia, la Neurologia, l’Ostetricia e altre branche della diagnostica. Il personale del reparto, insieme alla direzione sanitaria, è ora impegnato nel difficile passaggio alla nuova fase, con il supporto del sistema ospedaliero, forte dell’esperienza acquisita e del senso di responsabilità che i familiari dei piccoli pazienti hanno finora dimostrato. «Non è certo stato facile – spiega Susanna Falorni, direttrice della Pediatria – e quello che dovremo affrontare ora richiede un ulteriore sforzo. L’obiettivo che abbiamo sempre davanti è garantire, in ogni situazione, la salute dei bambini e questo continueremo a fare. Da marzo a oggi ci siamo organizzati con percorsi separati per i pazienti Covid o sospetti in tutte le aree pediatriche, tenendo conto della variabile degli effetti del virus sui bambini, il 90% dei quali si presenta asintomatico o quasi, con una percentuale di ricovero intorno al 7%. In questi due mesi, nell’area Covid del pronto soccorso, abbiamo eseguito il tampone a 119 bambini, di cui solo uno è risultato positivo, né ci sono stati ricoveri per coronavirus nel nostro reparto», aggiunge. Il dato rilevato anche per l’area pediatrica è stato il drastico calo degli accessi, in reparto e in pronto soccorso. Se la riduzione delle malattie infettive e dei traumi è da imputare alla chiusura delle scuole e alla limitazione delle attività sportive, dall’altra parte – e questo è l’aspetto più preoccupante – è diminuito il ricorso all’assistenza sanitaria nei bambini fragili e con patologie croniche. La paura del contagio ha indotto i genitori a rivolgersi meno alle strutture sanitarie, anche nei casi in cui sarebbero stati necessari accertamenti e interventi. «Abbiamo visto bambini con sintomatologia grave perché arrivati da noi molto in ritardo», conferma Falorni.
«La riorganizzazione dei servizi per la fase 2, quindi, è quanto mai importante anche per rispondere a quella fetta consistente di cronicità che necessitano di controlli costanti, così come per dare risposte alle patologie acute, che vanno intercettate e prese in tempo per evitare danni maggiori. Penso a un dolore addominale, per fare un esempio, che può nascondere un’appendicite ed evolvere in una pericolosa peritonite. Invito i genitori a non sottovalutare i sintomi nei loro bambini, a rivolgersi al proprio pediatra o a noi. Il rischio di non poter fare diagnosi tempestive, anche per patologie non gravi ma che possono diventarlo se non trattate, è molto più alto rispetto all’ipotesi di contagio da coronavirus». Tanto più che nella fase 2 le misure di sicurezza non si allentano, vengono solo rimodulate in vista dei servizi che riprenderanno nelle prossime settimane, puntando fin da subito sul ruolo del pediatra di famiglia.
Una figura centrale nel momento dell’emergenza, che ha fatto da filtro nei casi da inviare in ospedale e che, ora più che mai, è essenziale per intercettare i codici meno gravi ed evitare accessi inappropriati. Ma com’è organizzata l’attività ambulatoriale e di emergenza? «Abbiamo previsto cinque punti di stazionamento in pronto soccorso – spiega Susanna Falorni – a distanza di sicurezza e con un solo genitore per ogni bambino. Stessa cosa per le zone visita e di osservazione breve. Ogni paziente con febbre verrà sottoposto a tampone insieme al genitore, in area Covid, prima di accedere all’interno dell’area di emergenza. Stessa procedura anche in caso di ricoveri. Gli eventuali positivi non vengono fatti entrare nella zona no-Covid del pronto soccorso, ma accolti in aree riservate e sicure». Infine una novità che sarà introdotta a breve, riguarda la televisita per il controllo a distanza nei casi di diabete, allergie, epilessie e nelle patologie che richiedono di calibrare progressivamente il dosaggio dei farmaci. Le visite tradizionali verranno prenotate a un’ora di distanza e spalmate nell’arco delle 12 ore, dal lunedì al sabato. «Non lasceremo soli i nostri piccoli pazienti. I medici della mia équipe sono disponibili a variare l’orario di servizio in base alle nuove esigenze, così come sono pronti a misurarsi con le nuove tecnologie. La pandemia è stato uno tsunami, ma da questa esperienza potranno nascere nuovi modelli assistenziali più efficaci e flessibili per il bene dei nostri bambini», conclude Susanna Falorni. —
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