Il Tirreno

Grosseto

Torna il rito del caffè al bar Ma deve essere da asporto

Pierluigi Sposato giovanna mezzana
Torna il rito del caffè al bar Ma deve essere da asporto

C’è chi non ha rinunciato al piacere di bere l’Espresso anche se non in tazzina I cartelli ricordano le norme ai clienti e c’è chi ha colto l’occasione per reinventarsi 

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«La mascherina – ricorda Serena al cliente che, senza protezioni, sta entrando nel locale – E i guanti». Il cliente fa dietrofront, va all’auto, torna con la mascherina sul viso, si avvicina al tavolino all’entrata dove sono posizionati i guanti, li indossa dopo essersi sanificato le mani con il prodotto a disposizione.

Questa scena dura qualche decina di secondi, certamente molto, molto di più dell’acquisto del pacchetto di sigarette. I tempi, ormai, sono questi. Non c’è coda ma i tempi sono questi: «No, purtroppo non è venuta molta gente oggi – dice Serena Arrigucci, che gestisce uno dei punti di riferimento h24 della città, il bar Da Gigi alle Quattro strade – Molti non sapevano nemmeno che il bar era aperto». È pomeriggio, nel bancone sono rimaste diverse brioche: ne erano state ordinate stimando un certo numero di avventori. «Sì, qualche caffè l’abbiamo servito. Ma pochi. Qualche cliente è rimasto contento di poter tornare a prendere il caffè». Arrigucci ha riaperto il bar (la tabaccheria era rimasta sempre aperta) come anche i locali di via Scansanese, via Sicilia e via Brigate Partigiane; lavori in corso all’ex bar Riksciò, da poco tempo acquisito. Una scommessa, la riapertura: «I 600 euro io ancora non li ho visti – dice la titolare – E qui, nella stessa famiglia, abbiamo due partite Iva. Ho una decina tra ragazzi e ragazze che lavorano con me nei vari bar: ma non abbiamo visto nemmeno la cassa integrazione. Eppure è finito il blocco del pagamento delle bollette e dobbiamo pagare gli affitti dei locali, anche se i proprietari hanno dimostrato comprensione». L’attività comprende anche la stazione di servizio: «Ci sono stati giorni che abbiamo fatto incassi per soli 25 euro di carburante». Serena e il marito Luigi Devicienti in questi giorni hanno pensato anche alla onlus “Proteggiamo i nostri amici animali in Maremma”, ai seicento esemplari cui accudiscono a Grancia: «Tanti privati ci hanno aiutato, gli enti no». La rimozione del blocco più severo potrà far riprendere l’attività anche qui, al bar. Entri e trovi il locale praticamente svuotato: «Qui dentro c’erano sei tavoli, fuori dodici». Consumazioni al tavolo non se ne possono fare. Cartelli che ammoniscono a igienizzarsi, strisce adesive sul pavimento per delimitare gli spazi, un altro cartello che indica il percorso e l’uscita, un grande foglio di plastica trasparente che pende a cavallo del bancone per segnare il confine di sicurezza tra il personale e il cliente. C’è tutto, compresi detergenti e guanti: in caso di controlli, non si può sgarrare. E poi è una questione di coscienza, di consapevolezza: «Le pulizie le facevamo anche prima, ci mancherebbe – osserva Serena – Ora le facciamo più intensamente, con prodotti diversi. E i prodotti che prima costavano 1 euro adesso costano 4, però». E il caffè? «No, il caffè qui da noi costa come prima».

Andiamo, in centro, fuori le Mura: al bar Hashtag Ca#è di via Oberdan. Da qui ieri – giornata-battesimo della Fase 2 – sono stati consegnati quindici “sacchettini” a domicilio e una ventina da asporto. La novità, evidentemente, è l’asporto. In queste settimane di lockdown Alessio Senesi e Cristian Liberali, hanno letteralmente reinventato la loro attività. «Abbiamo fatto consegne a domicilio anche in collaborazione con la pasticceria La Tuile – spiegano – attività che avremmo voluto inaugurare ma che non avevamo mai fatto. Abbiamo portato colazioni a amiche che se le sono scambiate reciprocamente non potendosi vedere, o alle mamme da parte delle figlie nel giorno del compleanno». E adesso? Il domicilio resta e si fa anche l’asporto. «I clienti – spiegano – possono consultate il nostro menu sulla pagina Facebook (che in queste settimane è stata per noi una bella vetrina) che poi è quello che abbiamo affisso qui. E ordinare online o via whatsapp: colazioni con caffè o cappuccino, insalate, primi piatti, tramezzini». Viene quindi preparato un sacchettino con il nome del cliente che si presenta nell’orario prefissato, ritira e va via. Ottimisti? «Sì, lo siamo – dicono – tant’è che stiamo predisponendo tutto per aprire anche una gelateria qui di fianco. Vogliamo avere uno sguardo lungo, sul futuro e portare a termine i nostri progetti».

Pierluigi Sposato

giovanna mezzana

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