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Torna il rito del caffè al bar Ma deve essere da asporto
C’è chi non ha rinunciato al piacere di bere l’Espresso anche se non in tazzina I cartelli ricordano le norme ai clienti e c’è chi ha colto l’occasione per reinventarsi
Grosseto
«La mascherina – ricorda Serena al cliente che, senza protezioni, sta entrando nel locale – E i guanti». Il cliente fa dietrofront, va all’auto, torna con la mascherina sul viso, si avvicina al tavolino all’entrata dove sono posizionati i guanti, li indossa dopo essersi sanificato le mani con il prodotto a disposizione.
Questa scena dura qualche decina di secondi, certamente molto, molto di più dell’acquisto del pacchetto di sigarette. I tempi, ormai, sono questi. Non c’è coda ma i tempi sono questi: «No, purtroppo non è venuta molta gente oggi – dice Serena Arrigucci, che gestisce uno dei punti di riferimento h24 della città, il bar Da Gigi alle Quattro strade – Molti non sapevano nemmeno che il bar era aperto». È pomeriggio, nel bancone sono rimaste diverse brioche: ne erano state ordinate stimando un certo numero di avventori. «Sì, qualche caffè l’abbiamo servito. Ma pochi. Qualche cliente è rimasto contento di poter tornare a prendere il caffè». Arrigucci ha riaperto il bar (la tabaccheria era rimasta sempre aperta) come anche i locali di via Scansanese, via Sicilia e via Brigate Partigiane; lavori in corso all’ex bar Riksciò, da poco tempo acquisito. Una scommessa, la riapertura: «I 600 euro io ancora non li ho visti – dice la titolare – E qui, nella stessa famiglia, abbiamo due partite Iva. Ho una decina tra ragazzi e ragazze che lavorano con me nei vari bar: ma non abbiamo visto nemmeno la cassa integrazione. Eppure è finito il blocco del pagamento delle bollette e dobbiamo pagare gli affitti dei locali, anche se i proprietari hanno dimostrato comprensione». L’attività comprende anche la stazione di servizio: «Ci sono stati giorni che abbiamo fatto incassi per soli 25 euro di carburante». Serena e il marito Luigi Devicienti in questi giorni hanno pensato anche alla onlus “Proteggiamo i nostri amici animali in Maremma”, ai seicento esemplari cui accudiscono a Grancia: «Tanti privati ci hanno aiutato, gli enti no». La rimozione del blocco più severo potrà far riprendere l’attività anche qui, al bar. Entri e trovi il locale praticamente svuotato: «Qui dentro c’erano sei tavoli, fuori dodici». Consumazioni al tavolo non se ne possono fare. Cartelli che ammoniscono a igienizzarsi, strisce adesive sul pavimento per delimitare gli spazi, un altro cartello che indica il percorso e l’uscita, un grande foglio di plastica trasparente che pende a cavallo del bancone per segnare il confine di sicurezza tra il personale e il cliente. C’è tutto, compresi detergenti e guanti: in caso di controlli, non si può sgarrare. E poi è una questione di coscienza, di consapevolezza: «Le pulizie le facevamo anche prima, ci mancherebbe – osserva Serena – Ora le facciamo più intensamente, con prodotti diversi. E i prodotti che prima costavano 1 euro adesso costano 4, però». E il caffè? «No, il caffè qui da noi costa come prima».
Andiamo, in centro, fuori le Mura: al bar Hashtag Ca#è di via Oberdan. Da qui ieri – giornata-battesimo della Fase 2 – sono stati consegnati quindici “sacchettini” a domicilio e una ventina da asporto. La novità, evidentemente, è l’asporto. In queste settimane di lockdown Alessio Senesi e Cristian Liberali, hanno letteralmente reinventato la loro attività. «Abbiamo fatto consegne a domicilio anche in collaborazione con la pasticceria La Tuile – spiegano – attività che avremmo voluto inaugurare ma che non avevamo mai fatto. Abbiamo portato colazioni a amiche che se le sono scambiate reciprocamente non potendosi vedere, o alle mamme da parte delle figlie nel giorno del compleanno». E adesso? Il domicilio resta e si fa anche l’asporto. «I clienti – spiegano – possono consultate il nostro menu sulla pagina Facebook (che in queste settimane è stata per noi una bella vetrina) che poi è quello che abbiamo affisso qui. E ordinare online o via whatsapp: colazioni con caffè o cappuccino, insalate, primi piatti, tramezzini». Viene quindi preparato un sacchettino con il nome del cliente che si presenta nell’orario prefissato, ritira e va via. Ottimisti? «Sì, lo siamo – dicono – tant’è che stiamo predisponendo tutto per aprire anche una gelateria qui di fianco. Vogliamo avere uno sguardo lungo, sul futuro e portare a termine i nostri progetti».
Pierluigi Sposato
giovanna mezzana
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