Il Tirreno

Grosseto

la ricorrenza 

Strage di Ribolla Cerimonia per pochi, ma la memoria è viva

Gabriele Baldanzi

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RIBOLLA

È stata una commemorazione molto diversa, quella che ieri si è svolta a Ribolla, nel 66° anniversario della ricorrenza della tragedia mineraria al pozzo Camorra. Alla fine hanno rinunciato a presenziare il segretario generale della Cgil Maurizio Landini, il presidente del consiglio regionale Eugenio Giani e il consigliere Leonardo Marras. C’erano invece il vescovo Rodolfo Cetoloni e – al pozzo Camorra – il segretario della Cgil, Claudio Renzetti. Il primo cittadino Francesco Limatola ha accorciato al massimo i cerimoniali di rito. Poche parole, ma significative: «Anche oggi si muore per il lavoro e per il profitto, come 66 anni fa a Ribolla». Sulla ricorrenza della strage al pozzo Camorra la Cgil ha inviato una nota di commento. «È stata davvero una mattinata particolare – spiega il segretario della Camera del lavoro di Grosseto, Claudio Renzetti – in un’atmosfera surreale, immersa nel silenzio della campagna assolata ma in compagnia di almeno una cinquantina di persone, distanziate, che stavano lavorando nelle vigne dell’azienda agricola Zonin, che circondano i ruderi del vecchio pozzo, teatro dell’esplosione di grisù che 66 anni fa uccise 43 minatori. Ribolla, d’altra parte, è un simbolo e in quanto tale è determinante ne sia tramandata la memoria». «Ci ha fatto piacere trovare un prato curato e un mazzo di fiori – scrive ancora la Cgil – perché evidentemente la comunità di Ribolla continua a onorare i propri morti anche a distanza di tanto tempo. Anche ai tempi della pandemia del coronavirus. Così come abbiamo apprezzato molto la commemorazione tenuta dal sindaco di Roccastrada insieme al vescovo Rodolfo Cetoloni. Per noi della Cgil è stato anche un modo per rendere omaggio all’operaio morto a Torniella proprio alla vigilia del 1° maggio in conseguenza di un incidente sul lavoro. Una cosa a cui tenevamo, non potendo partecipare al suo funerale».

Per la Cgil questo 4 maggio mette in evidenza dei parallelismi storici e per certi versi drammatici. Come sessantasei anni fa, il tema di fondo è quello delle condizioni di sicurezza per chi lavora. «Nel dopoguerra c’era da ricostruire un Paese distrutto. Oggi siamo di fronte alla stessa situazione. Con l’Italia piegata dalla crisi economica indotta dalla pandemia, e troppi che sottovalutano irresponsabilmente la gravità della situazione spingendo per la riapertura indiscriminata di tutte le attività. Sacrificando ancora una volta la sicurezza delle persone più esposte nei luoghi di lavoro». —

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