Italia
ripartiamo dal buono che È emerso dal blocco
Ripartenza è, dopo i mesi dominati da “emergenza”, la nuova parola-mantra dell’Italia che vuole uscire dall’incubo coronavirus. Ma cosa significa ripartenza? Nivio Fortini, grossetano, cultore e maestro di enigmistica ma anche fedele lettore del Tirreno, ci offre una sua riflessione.
Mi occupo di parole ormai da sessant’anni e vorrei proporre al mio giornale una riflessione.
Da giorni si sente parlare di ripartenza, di ripartire. Ecco, ripartire ha almeno due significati sui quali vorrei soffermarmi brevemente.
Un primo significato di “ripartire” è “partire di nuovo”, “ricominciare”. Dopo settimane di fermo forzato tutti abbiamo voglia di un ritorno ad una vita che definiamo normale, muoverci, vedere gli amici e i parenti, tornare al lavoro (chi ancora ne ha uno), uscire all’aperto e così via. E tuttavia queste poche settimane di blocco hanno avuto conseguenze importanti, a partire da un calo vertiginoso dell’inquinamento del pianeta, la riscoperta di una vita semplice, scandita da ritmi meno frenetici, l’abbandono di consumi superflui, indotti soltanto dalla pubblicità e dall’interesse economico. Abbiamo capito come quella normalità di prima in realtà non fosse così normale. Abbiamo compreso fino in fondo l’importanza di un sistema sanitario universale e il contributo straordinario fornito dal volontariato. Abbiamo apprezzato l’informazione, a partire proprio da questo giornale che ha coperto gli eventi con puntualità e spirito di servizio. Insomma, abbiamo capito che la vita può essere diversa (migliore, secondo me) e che la tragedia della pandemia (che, naturalmente non è mia intenzione sottovalutare) contiene risvolti positivi, solo a volerli percorrere fino in fondo.
Il secondo significato di “ripartire” è “fare le parti”, cioè “dividere”. Usciremo da questa situazione con pesanti ripercussioni sulla nostra economia, sui bilanci familiari e sul bilancio statale, cioè un debito pubblico che raggiungerà percentuali impressiona. Ecco allora che c’è bisogno di dividere i sacrifici che verranno. Oggi circa l’80% delle tasse è a carico di lavoratori dipendenti e pensionati, che, tuttavia, non rappresentano un’analoga percentuale della popolazione. Troppe persone evadono tranquillamente o pagano quando e quanto vogliono.
Qui sì che c’è assoluta necessità di ripartire il carico fiscale, anche con misure eccezionali come una sostanziosa tassa sui grandi patrimoni, sulle successioni oltre un certo limite, insomma misure che rispettino il dettato costituzionale secondo il quale chi più ha più deve contribuire. Dobbiamo ripartire anche il lavoro che c’è, i diritti delle persone, le conoscenze, l’accesso alla cultura, la bellezza.
Vedo un grande lavoro che potrebbe far crescere il grado di civiltà del nostro Paese. —
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