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Era stato il volto del ’68 Roccastrada dice addio al compagno Ricci

Gabriele baldanzi
Era stato il volto del ’68 Roccastrada dice addio al compagno Ricci

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ROCCASTRADA

Massimo Ricci, 67 anni, per una vita uno dei volti front office del Comune di Roccastrada, è morto ieri dopo una breve malattia che negli ultimi mesi lo aveva costretto a rinunciare alla socialità, sofferenze affrontate nella massima riservatezza, con coraggio e una straordinaria dignità.

Mercoledì verrà cremato a Siena. Lascia la compagna Paola Cianchi, il figlio Yorik, mamma Graziella. Era in pensione da un paio d’anni, dopo averne trascorsi oltre trenta come dipendente dell’amministrazione comunale: prima netturbino, poi amministrativo, addetto al protocollo.

Scherzoso, solare, generoso, Massimo era una persona con cui era immediato interagire e simpatizzare. Aveva un sorriso dolce e contagioso, la battuta sempre pronta, profondità di pensiero. Seguiva la politica, simpatizzava per il regime cubano, ma soprattutto per ultimi.

Era stato un militante della sinistra radicale il Ricci, ed era rimasto sempre coerente a certi principi. Nel 1968, da giovanissimo studente, si era ritrovato sulla copertina del settimanale “L’Espresso”, immortalato durante una manifestazione ai Fori Imperiali, a Roma: pugno chiuso alzato cielo. Una foto simbolo del fervore rivoluzionario di quel periodo. All’epoca Massimo, ritratto nella foto con Marisa Tiberi e l’attuale direttore del Coeso Fabrizio Boldrini, era poco più che un ragazzo, oggi si direbbe il testimonial ideale di quella stagione di contestazione.

Tante volte, negli anni a venire, insieme agli amici, aveva riguardato e commentato quell’immagine così significativa, un quadretto storico di cui era diventato attore. Inconsapevolmente. Tra i primi a ricordarlo ieri lo stesso Fabrizio Boldrini (anche lui rocchigiano) e il primo cittadino di Roccastrada Francesco Limatola. «Avrei mille aneddoti su Massimo – racconta Boldrini – siamo stati molto amici in gioventù, poi colleghi in Comune. Ricordo gli scherzi che era capace di confezionare e anche uno di cui fu vittima, organizzato con complici svedesi. Mi piace ricordarlo sorridente, sempre incline allo sfottò».

Il primo cittadino, dopo averne rammentato il carattere («Non aveva mai rinunciato al sogno di un mondo diverso, più giusto»), invia un abbraccio a Paola, al figlio e alla madre. —

Gabriele baldanzi

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