Il Tirreno

Grosseto

«Non metteremo da parte la nostra arte»

ivana agostini
«Non metteremo da parte la nostra arte»

I coiffeur orbetellani hanno messo in piedi un flashmob silenzioso con cartelli e slogan: temono di essere dimenticati

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orbetello

«Abbiamo imparato l’arte, non vogliamo metterla da parte».

Arriva ancora una volta da Orbetello ma anche dai paesi limitrofi il grido di aiuto dei parrucchieri che non hanno ancora chiaro quando potranno tornare ad aprire le loro attività. La fase 2 inizierà senza di loro. I loro negozi nonostante i parrucchieri vadano ogni giorno a sistemare per farsi trovare pronti per la riapertura non riapriranno le porte. Almeno fino a giugno.

Il primo maggio alcuni di loro hanno messo in piedi un flashmob silenzioso. L’ennesima richiesta di aiuto dopo quella fatta alcuni giorni fa al sindaco di Orbetello Andrea Casamenti e alla sua giunta.

«Non sarà il Covid-19 ad ucciderci ma i nostri negozi che rimangono chiusi». Hanno scritto così in un cartello che poi hanno tenuto fra le mani. Uomini e donne abituati a lavorare molte ore al giorno che da settimane sono a casa e senza reddito col timore di non riaprire più perché le spese da sostenere sono comunque molte. «Non sappiamo più davvero cosa fare – dice Lucia Carotti, titolare di Colpo di testa – per noi è davvero duro continuare a stare chiusi. Lo abbiamo fatto perché era necessario ma adesso non possiamo più stare chiusi. Non sappiamo come andare avanti».

Con Lucia Carotti anche Elena Cagnoli Vamp, Moana Hair Style, Marco Poscia Musa Hair, LorenzoEffe, Luca Gattel Barber Shop. Loro come altri stanno chiedendo aiuto e sono pronti a consegnare le loro chiavi al Governo. Le stanno raccogliendo e le consegneranno al senatore Roberto Berardi che già nei giorni scorsi si era offerto di fare da corriere per parrucchieri e ristoratori.

Domani, i parrucchieri, insieme alle altre partire Iva, alle 12.30, faranno sentire le loro voce per la paura di essere dimenticati.

«Sappiamo bene che sarà diverso e che non potremo lavorare come prima – aggiunge Carotti – ma ci stiamo organizzando. Chi ha i saloni più grandi ma anche chi non li ha grandi sta cercando di mettere in sicurezza gli ambienti. Io ho ridotto le sedute a due. Sappiamo che dovremo fare pochi clienti alla volta ma almeno pochi li faremo e per noi sarà una boccata di ossigeno. Rischiamo di morire. Chiediamo al Governo e alle istituzioni di non abbandonarci. Non possiamo non lavorare. Senza lavoro moriamo». —

ivana agostini

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