Il Tirreno

Grosseto

il delitto di agosto  

Omicidio di Gavorrano «Troppo affidamento alle parole della Santi»

pierluigi sposato

Sono state rese pubbliche le motivazioni della Cassazione  che riconosce le ragioni del pm contro la scarcerazione

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Grosseto

«La conclusione relativa alla assenza di “gravità indiziaria” non è supportata da un esame globale delle risultanze investigative ed appare influenzata da un “eccesso di affidamento” nei contenuti prospettati, a proprio discarico, dalla Santi».

Lo scrive nelle motivazioni adesso disponibili la prima sezione della Corte di cassazione che ha accolto a fine gennaio il ricorso della Procura di Grosseto contro la scarcerazione di Sonia Santi, 34 anni, indagata e finita all’epoca in cella per omicidio, tentato omicidio e porto abusivo di una pistola 9x21: è il delitto avvenuto nei pressi di Filare di Gavorrano nel quale l’11 agosto scorso perse la vita Bouazza Jarmouni, 25 anni, e rimase gravemente ferito Rahal Eljamouni, 20 anni, suo cugino, nell’ambito di un acquisto di spaccio di sostanze stupefacenti. Santi è indagata con Mirko Meozzi, 46 anni, di Scarlino (ancora in carcere), insieme erano andati a cercare di procurarsi la droga con l’auto condotta da lei (lui non ha la patente). Sulla ricostruzione esistono versioni divergenti: secondo Meozzi, la pistola sarebbe spuntata per intimorire gli spacciatori (la coppia non avrebbe avuto il denaro sufficiente per l’acquisto), lei l’avrebbe data a lui e a lui per errore sarebbe partito un colpo, gli altri colpi sarebbero stati sparati da lei; secondo Santi, invece, l’arma le sarebbe stata sottratta da Meozzi, a casa sua; secondo Eljamouni, Meozzi sarebbe sceso dall’auto dopo aver puntato la torcia contro i due stranieri, avrebbe sparato e si sarebbe impossessato di droga e denaro di Bouazza mentre Rahal fuggiva nel bosco. I giudici hanno disposto un nuovo esame del caso davanti al Tribunale della libertà di Firenze, che il 6 settembre aveva annullato la decisione del gip di Grosseto (che aveva individuato un concorso anomalo di Santi perché avrebbe fornito la pistola a Meozzi). Dunque, ordinanza annullata, il fascicolo torna al Tribunale della libertà di Firenze, la data del nuovo giudizio non è stata ancora fissata.

Nel suo ricorso, il pm Anna Pensabene nota tra l’altro che «sarebbe evidente – riporta la Cassazione – che le due versioni rese dagli indagati hanno mere finalità auto-protettive e non risultano attendibili, né quelle rese dal Meozzi, né quelle rese dalla Santi». Nella memoria difensiva, gli avvocati Adriano Galli e Loredana Giuggioli appoggiano invece la tesi secondo la quale si sottolinea tra l’altro che «la assenza di una relazione sentimentale non inibiva certo al Meozzi di frequentare l’abitazione della Santi e di impossessarsi dell’arma all’insaputa della detentrice», nella casa di lei a Suvereto.

Adesso la Cassazione ritiene che «le dichiarazioni rese dalla vittima rimasta in vita (Rahal Eljamouni) siano state apprezzate in modo solo apparente, e da qui il vizio di incompletezza» contestato al Tribunale della libertà. Ciò perché nessun rilievo può essere attribuito al “gesto” posto in essere dal Meozzi di “prelevare” qualcosa da uno zaino prima di scendere dall’auto, non essendo tale l’oggetto della prova posto dalle affermazioni difensive. La tesi della Santi, per la sua particolare articolazione, non risente di tale segmento dell’azione, non essendo espressivo – detto gesto – di un dominio assoluto ed esclusivo da parte del Meozzi sull’arma. Di contro, non risulta logicamente apprezzato il complessivo comportamento “di attesa” tenuto dalla Santi, alla luce proprio dei tempi di consumazione indicati da Eljamouni, apparendo viceversa tale prolungata attesa indicativa, sul piano della logica comune, di un previo accordo tra i due indagati». — pierluigi sposato

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