Il presidio
Professionisti del look Per Confartigianato e Cna devono riaprire prima
Lamioni: «Hanno bisogno di liquidità» Ancarani: «Il 1° giugno è lontano»
grosseto
Sulla riapertura di centri estetici e acconciatori, Cna e Confartigiato sono d’accordo: «Il Governo intervenga e anticipi la data indicata nel decreto», chiede l’uno. «Incomprensibile e inaccettabile arrivare al 1° giugno per vedere estetiste e parrucchieri all’opera», dice l’altro. «Il 1° giugno è una data lontana che ci sta creando amarezza e sconforto – dice Matteo Ancarani, portavoce della categoria Acconciatori di Cna Grosseto – ed è un grave errore del legislatore paragonarci agli esercizi pubblici. Lavoriamo su appuntamento, possiamo gestire l’accesso ai nostri saloni in totale sicurezza, rispettando le distanze e tutte le formule previste dai protocolli anticontagio. Siamo preoccupati per le nostre attività, per i nostri dipendenti ma anche per i nostri clienti perché la cura del proprio look, spesso, non è solo una questione di estetica ma anche di benessere». Senza considerare che così si alimenta anche il rischio di abusivismo. Dello stesso avviso anche i titolari dei centri estetici rappresentati per Cna da Debora Cioni. «Ci rivolgiamo al presidente dellaRegione Enrico Rossi affinché possa fare pressione sul Governo, facendo leva sulle normative sanitarie di settore e chiedendo non particolari rigidità sui dispositivi di prevenzione, visto che lavoriamo quasi al pari di una attività sanitaria. La sicurezza deve essere primaria, ma anche la salute economica delle nostre imprese non deve essere da meno». Giovanni Lamioni, presidente di Confartigianato Grosseto, è durissimo con il Dpcm e rivolge il suo appello per tutte le aziende che, dice, «hanno bisogno di ripartire, tutte e subito, nel rispetto della salute dei lavoratori, attraverso rigidi protocolli di sicurezza, ma devono riaprire. Hanno bisogno di liquidità immediata, ma anche che la linea di finanziamento fino a 25mila euro venga innalzato almeno a 50mila senza il vincolo della finanziabilità solo per il 25 per cento del fatturato dell’anno precedente. Hanno bisogno della cancellazione delle imposte di marzo e aprile o dello spostamento a fine anno. Occorrono contributi a fondo perduto, ma per tutte le aziende, per i 5 milioni di attività che creano i 1.700 miliardi del nostro Pil, non solo per quelle con meno di 10 dipendenti, come annunciato dal presidente del Consiglio. C’è bisogno di un sostegno reale per l’imprenditore che ha da mesi l’azienda chiusa e non può certo essere la “mancetta “di 600 euro. Ma anche i livelli locali devono fare la loro parte, se non vogliamo ripartire lasciando sul campo più aziende di quante saranno in grado di rialzare la saracinesca. Nel 2020, il nostro paese perderà l’8% del Pil e chiuderà con un deficit del 10,4 per cento. Solo con la schiena dritta delle imprese potrà uscirne, ma soccorre riprendere a lavorare tutti e subito. Il resto – conclude il presidente Lamioni – sono chiacchiere». —
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