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Grosseto piange la morte di Rina Si è spento il sorriso del Bora Bora

Francesca Gori
Grosseto piange la morte di Rina Si è spento il sorriso del Bora Bora

Titolare con il fratello del bar ristorante, se n’è andata a 54 anni: l’ultimo regalo, l’autografo del Blasco

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Ogni volta che si apriva la porta del Bora Bora e lo sguardo dei clienti incrociava quello di Rina, l’allegria prendeva il posto di tutti i pensieri che frullavano in testa in quel momento. Rina Capecchi riusciva a portare la felicità sempre con sé e soprattutto riusciva a trasmetterla agli altri. Domenica pomeriggio, Rina se n’è andata: avrebbe compiuto 54 anni ad agosto e da tempo combatteva contro un male incurabile che era però riuscita a tenere a bada e a nascondere alla maggior parte delle persone che frequentavano il Bora Bora, in via Senese. Aperto dal babbo Rino, rimasto ucciso in un terribile incidente a pochi metri dal ristorante, insieme alla moglie e ai due figli, Daniele e Rina, il locale è uno dei più conosciuti della Maremma: il luogo in cui la donna, insieme ai suoi familiari, dava il benvenuto anche a chi arrivava da Siena. Sposata con Alessandro Fuligni, Rina era diventata mamma da giovane, quando trent’anni fa era nata Sara, la sua primogenita, poi Rachele, che ha appena 18 anni.

Rina era malata da tempo, ma la sua grande forza e determinazione le ha permesso di vivere e coltivare le sue passioni. Ha portato avanti il Bora Bora, con il fratello Daniele e il marito, dandosi da fare sia al bancone del bar che in cucina, dove preparava i piatti della tradizione. Figlia della Maremma, Rina era nata all’ospedale vecchio e aveva una grandissima passione per Vasco Rossi. Poco tempo fa era andata a Zocca, il paese natale del Blasco, dove abita il rocker emiliano: era riuscita ad incontrarlo, davanti alla sua abitazione e a farsi fare l’autografo su un braccio. Il giorno dopo, fiera di quelle sigle, era andata dall’amica Mara Squarcia a farselo tatuare.

Era una donna vulcanica, Rina, che si era ammalata troppo presto ma che era riuscita a rispondere con la vita alle minacce che riceveva dal male che l’aveva colpita. Per i suoi 50 anni aveva deciso di regalarsi un salto con il paracadute: aveva organizzato tutto. «Ci ha lasciati una donna straordinaria - dice l’assessore alla sicurezza Fausto Turbanti, da sempre amico di famiglia di Rina - Una grandissima lavoratrice che aveva un cuore enorme e che quando ha dovuto aiutare qualcuno non si è mai tirata indietro». Rina è morta a casa, circondata dall’amore dei suoi familiari: la sua salma sarà cremata e le ceneri disperse in mare, secondo le sue volontà. Alle tantissime condoglianze dei cittadini si sono aggiunte anche quelle del Circolo Pattinatori Grosseto. Il Bora Bora è diventato nel tempo una sorta di quartier generale della squadra.—

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