Il presidio
«Il 26 aprile diventi una Giornata della memoria per la città»
Checcaglini, presidente dell’Associazione vittime civili di guerra, propone un valore diverso alla ricorrenza Oggi non ci sarà la cerimonia
grosseto
Settantasette anni fa, alle 14 del 26 aprile 1943, la città fu investita da un bombardamento aereo. Uno dei tanti (ce ne furono 19), il primo, purtroppo uno dei più sanguinosi, sicuramente quello rimasto maggiormente impresso nella collettività: 134 persone vi persero la vita, sotto le bombe sganciate da uno stormo di aerei statunitensi, 48 velivoli. Ogni anno il tragico Lunedì di Pasqua viene ricordato con una cerimonia. Quest’anno no, non sarà possibile celebrare la funzione religiosa e civile, non sarà possibile rendere omaggio al sacrario nella cripta del Sacro Cuore, né al cimitero di Sterpeto, né al monumento al parco Pollini di via Ximenes, né davanti alla lapide affissa sulle mura.
Il presidente della sezione provinciale dell’Associazione nazionale vittime civili di guerra, Giuseppe Checcaglini, ha reso noto già qualche giorno fa che l’evento non si potrà svolgere nelle consuete modalità, a causa dell’emergenza sanitaria in atto. «Da quest’anno - spiega Checcaglini - avrei voluto che la cerimonia si svolgesse in modalità diverse. Avrei voluto che la ricorrenza si intitolasse Giornata della memoria della città di Grosseto, per conferire un valore diverso all’evento».
Il presidente spiega ancora: «La memoria è importante. Chi non ha memoria non ha futuro. Una frase che si sente dire spesso ma che ha un valore altissimo. Io vorrei che la città ricordasse così le sue vittime civili, quei bambini, quelle donne e quegli uomini uccisi in modo così spregevole. Gli aerei arrivarono dal mare all’improvviso. Prima di ogni bombardamento suonava una sirena: quel giorno, invece, no. E a quell’ora, quel giorno che doveva essere di festa, c’erano tanti bambini che giocavano alle giostre allestite all’esterno di Porta Vecchia. Ecco, per la nostra associazione questa è una giornata particolare, è un dovere consegnarla alla memoria».
«Io sono sicuro - aggiunge Checcaglini - che anche la città desidera questa cerimonia. Di partecipare a questa cerimonia. Ma essere lì oggi, in due o tre della nostra associazione, non avrebbe senso, non avrebbe lo stesso significato. La città deve poter star vicina alle sue vittime e, siccome ciò non è possibile, abbiamo deciso di annullare la cerimonia del 2020».
Se ci fosse invece stata regolarmente la cerimonia, presidente, lei cosa avrebbe detto in questa circostanza? «Avrei detto che la memoria è la nostra guida, è ciò che ci insegna cosa è sbagliato e cosa è giusto. La memoria è anche la speranza che l’uomo possa vivere senza più uccidere. Ecco, questo è ciò che avrei detto». —
p.s.
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