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Commenta con un sole “Faccetta nera”: vicesindaco nella bufera

Ivana Agostini
Commenta con un sole “Faccetta nera”: vicesindaco nella bufera

Luca Pallini si è subito scusato. Si spacca la maggioranza, il gruppo È ora ha tolto il suo appoggio

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GROSSETO. Un sole splendente come reazione a un video dell’inno fascista “Faccetta nera”. Così il vicesindaco di Manciano Luca Pallini commenta un post apparso su Facebook con l’immagine di Mussolini. Un gesto che ha scatenato subito una valanga di polemiche sulle pagine social di alcuni cittadini di Manciano e del mondo della politica locale che ne ha chiesto subito le dimissioni.

Tanto più che tutto questo è successo proprio il 25 Aprile, giornata dedicata alla Liberazione dell’Italia dal nazifascismo.

Il vicesindaco di Manciano dice di aver capito di aver commesso una leggerezza e si è immediatamente scusato. Scuse ripetute più volte sotto vari post di cittadini indignati che gli hanno ricordato che l’apologia di fascismo è reato.

«Chiedo scusa pubblicamente – ha scritto Pallini su Facebook – non era mio intento, in questa giornata di ricordo di una bruttissima pagina della nostra storia, offendere nessuno. Con leggerezza ho messo un sole che deve essere di speranza per le future generazioni e per una nuova pacificazione nazionale. Scusate se sono stato mal interpretato. Chiedo umilmente scusa a tutti». In un altro commento Pallini ha aggiunto: «Lungi da me fomentare odio. Sono contrario a tutti gli estremismi, vorrei soltanto che, senza dimenticare, si trovasse più equilibrio».

Nonostante le scuse le reazione sono state durissime. «Non siamo pazienti – tuona il segretario provinciale del Pd Giacomo Termine – non ammettiamo giustificazioni e neppure crediamo all’errore di superficialità. Il 25 Aprile in Italia non è solo una data, ma è un simbolo della libertà raggiunta, di un conto chiuso con la violenza, il terrore, il razzismo. Se Pallini vuol professare o sostenere le sue idee neofasciste lo faccia a casa sua. Non può farlo in un ruolo pubblico. Luca Pallini non deve sedere in Comune. Sia subito allontanato dal governo di Manciano. La sua è apologia di fascismo. Quindi ogni minuto di Pallini ancora in carica come vice sindaco è una offesa ai mancianesi. Se davvero si è pentito si dimetta».

Non meno duro il commento della segretaria del Pd di Manciano Hannah Lesch che ha scritto al sindaco Mirco Morini. «Proprio nel giorno del 25 Aprile, che rappresenta la festa della liberazione dalle barbarie nazifasciste, è accaduto un fatto di una gravità inaudita. Tutte le istituzioni, elette democraticamente e che giurano sulla costituzione italiana – precisa la segretaria – devono condannare e denunciare qualsiasi forma di apologia del fascismo. Quindi chiedo al sindaco, a nome della comunità politica che rappresento, di prendere pubblicamente insieme agli altri componenti della maggioranza, le distanze da questo fatto e successivamente adottare le misure conseguenziali nei confronti del vicesindaco Pallini».

Il gesto del vicesindaco ha anche spaccato la maggioranza di Morini. Il gruppo “È Ora”, a cui appartengono due assessori, Valeria Bruni e Giovanni Riva, ha tolto il suo appoggio. «È ora di mettere un punto e ripartire – commenta il responsabile di È Ora Francesco Mazzoli –. L’esperienza del movimento con l’attuale maggioranza del Comune di Manciano finisce qui. I nostri due assessori possono ritenersi liberi di fare qualsiasi scelta: per noi sarà indifferente. Non abbiamo mai condiviso e portato un contributo non solo sulle scelte politiche ma nemmeno nei percorsi politici e nelle programmazioni di governo. Crediamo che Pallini debba chiedere scusa ai mancianesi». Nessun commento da Bruni e Riva.

Anche il gruppo di minoranza di Tradizione e Futuro ha chiesto la sfiducia di Pallini. «Il nostro è un Comune con una gloriosa storia antifascista – dice il capogruppo Giulio Detti – che si è distinto nella resistenza. Chi rappresenta le istituzioni giura sulla costituzione e dovrebbe sapere che l’apologia del fascismo è un reato che comporta da sei mesi a due anni. Non possono essere sufficienti le patetiche scuse di rito. In un mondo normale andrebbe fatta una cosa sola e tale decisione per senso del pudore dovrebbe prenderla chi da oggi non può più essere degno di indossare la fascia tricolore». —

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