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Stop alla sperimentazione 5G «Nessun impianto fino al 2021»
Il divieto resterà in vigore fino alle decisioni da adottare in consiglio comunale Vivarelli Colonna: «Abbiamo fatto riferimento al principio di precauzione»
Grosseto
Stop per quasi un anno alla sperimentazione 5G a Grosseto. Lo ha deciso il sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna, che ieri ha firmato l’ordinanza 152 con la quale dispone il divieto «a chiunque della sperimentazione e/o della installazione di impianti con tecnologia 5G sul territorio del Comune di Grosseto sino al 28 febbraio 2021, in attesa delle decisioni che assumerà il Consiglio comunale anche in relazione agli esiti dello studio dell’Università degli Studi di Siena».
Dieci mesi di attesa, in cui potrebbero maturare convincimenti con base scientifica su questo nuovo standard di comunicazioni, soggetto a particolari polemiche già da alcuni mesi per i possibili rischi da inquinamento elettromagnetico ed emissioni prodotte. Ci sono almeno altre 137 ordinanze sindacali, secondo il sito Alleanza italiana stop 5G, e numerose interrogazioni a vari livelli. Tra gli ultimi sindaci a dire no, o comunque a sospendere la sperimentazione, ci sono quelli di Cadoneghe (Padova) e Civitavecchia.
«Precauzione» è la parola d’ordine: «Abbiamo fatto riferimento al principio di precauzione, articolo 191 del trattato sul Funzionamento Unione Europea, sull’approccio della gestione del rischio – dice il sindaco Vivarelli Colonna – Se vi è la possibilità che un’azione possa danneggiare persone o ambienti, e se non c’è consenso scientifico, la politica non deve essere perseguita. Solo in un secondo momento, con le indicazioni della comunità scientifica alla mano, si valuterà se procedere. In questo caso manca uno studio a medio-lungo termine. Tra l’altro abbiamo ricevuto richieste di cautela da diverse associazioni, come “Atto primo: salute, ambiente e cultura”, l’associazione A.m.i.c.a e il Coordinamento nazionale nuove antenne».
I riferimenti dell’ordinanza sono quelli europei, a vari livelli, ma anche quelli italiani. Nel corpo del provvedimento viene ricordato che «le radiofrequenze del 5G sono del tutto inesplorate, mancando qualsiasi studio preliminare sulla valutazione del rischio sanitario e per l’ecosistema derivabile da una massiccia, multipla e cumulativa installazione di milioni di nuove antenne che, inevitabilmente, andranno a sommarsi alle decine di migliaia di Stazioni radio base ancora operative per gli standard tecnologici di comunicazione senza fili 2G, 3G, 4G oltre alle migliaia di ripetitori wi-fi attivi». E ci sono riferimenti anche ai problemi di salute («effetti nocivi sulla salute umana») che ne potrebbero derivare. Il principio di precauzione viene adottato anche perché «il 5G è reputato particolarmente pericoloso per il numero straordinariamente elevato di antenne pianificate, per l’altissima energia di uscita utilizzata per garantirne la diffusione, per le frequenze straordinariamente alte e per le apparenti interazioni di alto livello della frequenza 5G sugli ioni».
Nell’ordinanza, viene ricordato un passaggio dell’accordo con l’Università di Siena: «anche se gli impianti di telefonia con tecnologia 5G non comporteranno significative emissioni di CO2, si dovrà valutare con attenzione dove ammetterne l’installazione al fine di non creare ulteriori criticità in quelle zone a maggior rischio di inquinamento da CO2». — P.S.
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