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Sei pecore uccise, 27 disperse Musina: «Sono in ginocchio»
Il suo gregge è stato predato e l’allevatore non ha soldi per far smaltire le carcasse «Le lascerò sul prato Le prenderà la terra»
civitella paganico
Durante la notte fra giovedì e venerdì, predatori hanno attacca un gregge che pascolava sotto il podere di Nicola Musina a Pian Colombaio, nel comune di Civitella Paganico. I predatori hanno lasciato sul prato sei pecore morte e tre ferite, mentre 27 risultano disperse. Ieri l’allevatore stava aspettando le guardie forestali e il veterinario della Asl: «In quessto momento drammato per la pandemia, io non ho paura del virus, ma ho paura di non avere risorse sufficienti per dar da mangiare ai miei figli. Noi allevatori abbiamo continuato sempre a lavorare, sebbene ci abbiano ridotto i prezzi di latte e carne. Non ho soldi per pagare lo smaltimento di questi capi. Non ho centinaia di euro da spendere per smaltire le carcasse. Mi hanno attaccato il gregge che mungo e così domani quelle pecore spaventate non avranno nemmeno più latte. Cosa dovrei fare? Far mancare il pane alla famiglia o pagare le carcasse da smaltire? Io ho l’intenzione di lasciarle nel prato. Se le riprenderà la terra. Tanti anni fa 50 pecore mi furono azzannate da cani inselvatichiti. Sono ancora qui che aspetto i risarcimenti. Ma alla fine io non voglio soldi. Voglio lavorare con gli stessi diritti che la legge riserva al predatore. Lui è intoccabile. Diano anche a me una certificazione per poter rubare come hanno dato a lui. Mi arrangio. Voglio essere trattato come un animale. Il latte rischiamo di non vederlo ritirato, gli agnelli sono sottopagati e arrivano dall’estero. Siamo in una situazione esplosiva».
La presidente del comitato pastori d’Italia Mirella Pastorelli ha appreso con grande rammarico che l’allevatore Nicola Musina – il benefattore che in prossimità della Pasqua aveva donato 30 agnelli da distribuire tra le persone in difficoltà a causa del coronavirus – ha subito una tale predazione: «L’allevatore è sfiduciato e disperato per le continue perdite di guadagno dovute a attacchi e al sottocosto dei prodotti legati alla pastorizia – riferisce la presidente – Non ha la possibilità di assumersi altre spese, pertanto i costi della rimozione e dello smaltimento delle carcasse non può permetterseli. Le carcasse rimarranno sul territorio dove gli animali sono stati predati».
Pastorelli rinnova l’ennesimo appello all’assessore regionale Marco Remaschi, «Chiediamo –dice Pastorelli – che depositi nei comuni dei container per le carcasse che a loro volta dovranno essere smaltite dalla Regione Toscana essendo il lupo un animale protetto dallo Stato Italiano. Gli allevatori non voglio assistenzialismo, bensì risposte concrete come ciò che questa richiede». –
Fiora bonelli
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