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Negativi al Covid-19 nove anziani alla Costa d’Argento
ORBETELLO
Quando i test sierologici hanno accertato – ed era il 10 aprile – che nove ospiti recavano tracce di infezione, alla Rsa Costa d’Argento di Orbetello (75 gli ospiti attuali, su una capienza di 80 tenuta prudenzialmente non al limite) è scattata l’emergenza: al primo piano sono state allestite nove camere, singole, ciascuna con bagno, trasloco di suppellettili ed effetti personali, personale di assistenza dedicato ed esclusivo, percorsi strutturati di accesso/separazione in sicurezza per tutti, pasti preparati espressamente e separatamente dal personale della cucina, su stoviglie monouso e consegnati con modalità specifiche. Dodici giorni dopo è arrivato il responso: nessuno di loro è risultato positivo al Covid-19.
L’annuncio è stato dato dalla direttrice Anna Lo Bello attraverso il notiziario di Uscita di Sicurezza. Un annuncio dato con soddisfazione anche dalla responsabile del servizio di assistenza nelle strutture per anziani della cooperativa, Annamaria Palusci. Le tracce di infezione rilevate erano la spia di un possibile contatto con il virus, in qualunque stadio esso fosse stato. E quindi è scattata la procedura di isolamento, con la possibilità naturalmente di entrare in contatto con i loro familiari attraverso le videochiamate. Il tutto in attesa dell’esito del secondo tampone, effettuato pochi giorni dopo quello del 7 aprile. Un tampone che ha riguardato anche il personale in servizio: tra operatori, infermieri, fisioterapista, animatori, cucina, accoglienza, servizi accessori, spiega la direttrice, ci sono una sessantina di addetti complessivamente. «Quando ho riunito il personale per dare la notizia dei test sierologici – dice Palusci – per un solo momento ho visto la paura nei loro occhi. Ma, appunto, è durata un attimo perché poi tutti, velocemente, si sono rimboccati le maniche e si sono messi al lavoro». Era indispensabile, spiega Uscita di Sicurezza, che non ci fosse commistione tra gli operatori impiegati nel reparto Covid e quelli al lavoro nel resto della struttura. «Conosciamo la disponibilità del personale, ma non ci saremmo immaginati di avere così tante adesioni volontarie», commenta la direttrice.
«La cooperativa ha dotato tutti dei dispositivi di protezione individuale», aggiunge Lo Bello. Nessuno dei nove ospiti ha presentato nel frattempo i sintomi classici della presenza del coronavirus, è cioè febbre e tosse. E finalmente il responso, negativo, è arrivato. Adesso che l’allarme è rientrato, spiega Uscita di Sicurezza, alcuni degli ospiti – che pure avevano finito con l’accettare di buon grado il cambiamento sia dei locali sia delle abitudini – hanno comunque chiesto di rimanere nelle stanze del loro isolamento forzato.
Sono stati comunque dodici giorni lunghi. Gli operatori dell’animazione hanno comunque trovato nuovi modi per mettersi in contatto e uno di questi è stato la musica. «Qualche giorno prima di Pasqua – racconta Lo Bello – è stata organizzata una festa nel cortile interno. Un’occasione per stare insieme ed ascoltare musica. Alcuni di loro, insieme agli operatori, hanno improvvisato un ballo. Le persone in isolamento hanno partecipato dalle finestre, affacciandosi, danzando, cantando. È stato un momento molto emozionante».
E i familiari? «Una situazione difficile anche per loro - spiega la direttrice - perché dai primi di marzo non hanno modo di vedere fisicamente i propri cari. Hanno la possibilità di chiamarli e vederli in video e qualcuno, ogni tanto, si ferma fuori dalla struttura per poter salutare il parente affacciato al balcone, ma è chiaro che non è la stessa. Avere il loro supporto e i loro ringraziamenti è un importante stimolo per tutti noi». —
p.s.
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