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Rientro al lavoro senza asilo Per le famiglie è rebus tata
Dal 4 maggio riaprono gradualmente le attività e per molti genitori sorgono difficoltà per accudire i figli. La testimonianza da casa D’Antuono-Verde
Francesca Ferri / GROSSETO
Michela D’Antuono fa la parrucchiera a Grosseto. Il marito Luigi Verde lavora nell’edilizia all’Isola d’Elba. Hanno due bambine: Nicole, 5 anni, e Nina di 18 mesi. Per lo stop forzato dovuto all’emergenza sanitaria sono entrambi a casa in cassa integrazione. Un affitto di 600 euro al mese, bollette e spese varie, il rientro al lavoro sarebbe per le finanze familiari un vero toccasana. Ma le bambine? A chi lasciarle?
Dal 4 maggio riaprono gradualmente molte attività commerciali e produttive. E molti salutano la ripresa come una boccata d’ossigeno per l’economia e un sollievo per l’allentamento delle restrizioni. Molti, ma non tutti.
Se babbo e mamma tornano al lavoro e gli asili e le scuole continuano a restare chiusi, chi baderà ai bambini più piccoli? Di certo non i nonni, che la pandemia ha reso le persone più fragili. Con i genitori che passano la giornata al lavoro, i bambini potrebbero diventare loro malgrado un pericoloso anello di contatto con l’esterno. E dunque?
«Io lavoro da Ulisse parrucchieri – racconta Michela – e rientro probabilmente a fine maggio. Mio marito potrebbe rientrare prima, anche se ad oggi non ha ricevuto alcuna chiamata. Ma, certo, così non possiamo andare avanti, anche perché ad oggi la cassa integrazione non ci è arrivata».
Le piccoline dal 4 marzo sono a casa, come tutti i bambini e i ragazzini. Confinate nelle quattro mura domestiche senza poter incontrare i compagni e le maestre. Una situazione non facile, come spiega Michela. «I bambini sono annoiati, stressati – dice – le mie non dormono la notte. Noi facciamo una passeggiatina sotto casa, ma non è come all’asilo dove fanno fare loro tutte le attività. Facciamo le videochiamate con i compagni dell’asilo. Le mie vanno una all’asilo Mary Poppins e l’altra alla scuola materna Gulliver alla Saracina scuola materna. La titolare, Stefania Ascani, è eccezionale: dall’asilo ci mandano le schede, le canzoncine in Inglese e Spagnolo, perché già dal nido i bambini iniziano a imparare le lingue straniere. Ma a casa per le bambine non è lo stesso. Per questo anche affidarle a una baby sitter non è facile; bisogna scegliere una persona di fiducia e che conosca i bambini».
Michela ha pensato di chiamare la cugina e di pagarla attraverso i voucher. Ma a questo punto le è necessario anche un aiuto economico. Anche perché oltre a pagare la persona che si prenderà cura delle piccole, non si interrompono le spese per l’asilo. «Il nostro fa attività fino ad agosto – dice Michela – Da giugno fanno la colonia e per un bambino vuol dire tanto. Per mantenere il posto, però, a marzo abbiamo dovuto pagare la retta, che sono 170 euro alla materna e 300 al nido. E della cassa integrazione al momento non abbiamo avuto un euro. Per questo aprile non è possibile pagarlo». —
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