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Baby sitter al tempo del virus: nessun albo e molte incognite
grosseto
Facile dire: «Prendo una baby sitter per i miei figli». Più difficile è a realizzarsi. E ancor di più in un periodo di emergenza sanitaria come questo, dove ai normali scrupoli nell’ingaggiare una persona esterna per un ruolo così delicato si aggiungono le precauzioni che riguardano anche la sfera sanitaria. Tante sono le domande che i genitori si pongono in questo momento. Il Tirreno le ha rivolte a Eleonora Bucci della segreteria della Cgil, che ha la delega alle politiche di genere e coordina le donne del sindacato.
Dov’è possibile trovare una baby sitter qualificata? Esistono soggetti pubblici a cui rivolgersi?
«Quello delle baby-sitter è un mercato totalmente privato e deregolamentato. Quasi sempre i contatti avvengono per passa parola fra le famiglie, oppure vengono veicolati dai centri per l’infanzia gestiti da cooperative e società private. Non esiste purtroppo un albo nazionale tenuto da un ordine professionale, mentre alcuni enti locali in giro per l’Italia hanno istituito albi comunali ad adesione volontaria».
Esiste un contratto collettivo di riferimento?
«Sì, quello del “lavoro domestico” all’interno del quale è prevista anche la mansione del baby-sitting, con una retribuzione oraria lorda che può variare dai 4,62 ai 8,21 euro. Fino a un massimo di 54 ore settimanali».
Ai tempi del Covid, come si fa a mettersi in casa qualcuno con la certezza che non sia contagiato?
«A oggi questo aspetto non è disciplinato. Bisogna usare il buon senso: se assumo una baby sitter bisogna che la persona individuata si preoccupi di fare preventivamente il tampone o un test sierologico. E possibilmente di ripeterlo periodicamente, a quel punto con il costo a carico del datore di lavoro o del servizio sanitario regionale. Come per chi fa assistenza domiciliare».
A quanto pare asili e materne rimarranno chiusi fino a settembre.
«Questo è il punto focale del problema. È infatti probabile che questa situazione d’emergenza si protragga almeno fino a settembre, con la chiusura dei servizi educativi per l’infanzia. Quindi un primo obiettivo è trovare risorse per prorogare i bonus, altrimenti le famiglie in cui entrambi i genitori o l’unico genitore presente lavorano, andranno in crisi. In prospettiva bisogna pensare a un albo nazionale del baby-sitting, per iscriversi al quale bisogna avere requisiti minimi».
Anche in questo caso a pagare le conseguenze della crisi sono le donne.
«Tanto per cambiare, direi. E oltretutto fra loro, le più penalizzate sono quelle che non hanno sostegni familiari, come i nonni, o sono in condizioni di povertà relativa pur avendo un lavoro. Il problema è strutturale e l’emergenza Covid-19 ha peggiorato le cose. Il sindacato batte su questi temi da anni, e proprio da quest’anno erano state introdotte novità importanti per garantire servizi educativi adeguati. Ho visto che la Regione ha deciso di usare le risorse del Fondo sociale europeo per continuare a pagare gli asili privati che svolgano attività educative con modalità alternative, ma questo comporta comunque la presenza di un genitore». —
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