Il Tirreno

Grosseto

«Caro sindaco, siamo allo stremo e rischiamo di non tirarci più su»

i titolari delLe Attività di Bar, Ristorazione e Ricettive di grosseto

Baristi, ristoratori e titolari di attività ricettive scrivono ad Antonfrancesco Vivarelli Colonna Molti di loro temono di non farcela e chiedono misure di tutela in vista della cosiddetta Fase 2 

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la lettera

Ristoratori e baristi della Provincia di Grosseto nei giorni scorsi hanno fatto rete e si sono confrontati: e tra le iniziative proposte per far fronte alla difficile situazione in cui si trova il loro settore c’è quella di inviare una lettera ai rispettivi sindaci nella quale gli esercenti avanzano alcune richieste. Ecco la lettera scritta per il sindaco di Grosseto Antonfrancesco Vivarelli Colonna.

Spettabile sindaco, la presente è per portarla a conoscenza della grave situazione economica in cui versano le attività commerciali di ristorazione, bar e turistiche del nostro territorio. L’impatto della attuale emergenza, di cui lei ben conosce la portata, rischia di compromettere la sopravvivenza delle nostre piccole imprese, tessuto portante dell’economia locale.

La chiusura imposta con il Dpcm dell’11 marzo, successivo al già disastroso periodo che lo ha preceduto e che ha visto una scarsissima affluenza di clienti, ci ha dato il colpo di grazia: le merci deperibili sono andate perdute, il fatturato è scomparso, mentre molte spese di gestione dei locali continuano a gravare su chi non ha letteralmente modo di farvi fronte.

In aggiunta, resta per noi il problema relativo al personale dipendente. Cosa ne facciamo? Potremo tornare a garantire loro un posto di lavoro? Queste e molte altre sono le incertezze che in cuor suo, ognuno di noi, porta con sé ogni giorno.

La situazione è drammatica, soprattutto in vista di una ipotetica riapertura quale conseguenza dell’avvio della cosiddetta Fase due di questa pandemia. Le restrizioni e le condizioni, di cui già si parla, rischiano di condurre le nostre attività ad avere più perdite che entrate, basti pensare all’ordinanza della Regione Toscana che ha imposto misure di distanziamento sociale di 1, 80 m, a fronte del solo metro previsto per tutte le altre attività e in controtendenza rispetto alle prescrizioni adottate dalle altre regioni italiane.

In considerazione di ciò, la preghiamo di farsi portavoce della nostra istanza al Presidente della Regione Enrico Rossi, onde riparare a tale iniquità. Inoltre, dovremo sostenere costi aggiuntivi derivanti dalla sanificazione obbligatoria dei locali in generale, oltre che dall’acquisto dei presidi necessari ad evitare il contagio.

Inutile negare che siamo ben consapevoli del fallimento cui andrà incontro la stagione estiva, ormai alle porte, che, anche facendo stime ottimistiche, si rivelerà notevolmente ridimensionata e, in termini di ricavi, probabilmente più che dimezzata.

Quelle attività che traggono il proprio sostentamento unicamente da questo periodo rischiano di trovarsi in forte difficoltà. Abbiamo già subito e subiremo una grave contrazione dei ricavi a causa della forzata chiusura delle nostre attività nei giorni di Pasqua e nelle imminenti festività.

La Fase due, ovvero quella della ripartenza, anche se sarebbe meglio dire della sopravvivenza, avrà senso solo se il Comune e gli enti sovraordinati sapranno darci gli aiuti e gli strumenti necessari per giungere alla fine di questa grave crisi scongiurando la chiusura delle nostre attività. Premesso ciò, siamo a chiedere il suo aiuto:

a) affinché si faccia portavoce presso il Governo centrale e la Regione Toscana di tutte le istanze che riguardano la nostra categoria e che sono di competenza di questi enti, come il prolungamento della cassa integrazione in deroga, la sospensione dei contributi per un anno, la revisione delle misure di distanziamento sociale e l’annullamento del pagamento della Tosap presso la provincia quando di propria competenza;

b) per ottenere l’annullamento (o quantomeno la riduzione) della tassa sui rifiuti (Tari) per l’anno in corso, visto che abbiamo avuto due mesi di stop e considerato che la produzione di rifiuti, derivante dalle nostre attività, sarà estremamente ridotta a causa delle restrizioni suddette;

c) per ottenere la concessione gratuita (o quantomeno la riduzione del relativo tributo) del suolo pubblico e la possibilità, per chi ne abbia la possibilità, di occupare straordinariamente nuovo suolo nel rispetto delle normative del Codice della Strada;

d) farsi portavoce presso le autorità competenti affinché sia consentito l’accesso alle attività a quei nuclei familiari e non, che, anche se numerosi, attestino (con autocertificazione) la convivenza nella medesima abitazione; ferma restando la distanza tra i tavoli;

e) per ottenere l’annullamento della tassa comunale (Imu) nell’anno in corso, sui locali di proprietà delle aziende, in virtù del fatto, che questi ultimi non hanno prodotto alcun reddito.

Certi di un suo riscontro e consapevoli che non rimarrà indifferente, per quanto è di sua competenza dei temi esposti, attendiamo fiduciosi un suo concreto aiuto. Rimaniamo, pertanto, in attesa di sue cortesi determinazioni e le porgiamo

Cordiali saluti

i titolari delLe Attività

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