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Progetto “Stiamo vicini” Pazienti e familiari comunicano con i tablet
Ventiquattro postazioni assicurano i colloqui con terapia intensiva e hospice «Un gesto di umanizzazione delle cure per chi vive gli ultimi periodi»
grosseto
Il progetto si chiama “Stiamo vicini” e la Asl sud est lo ha varato per favorire le comunicazioni tra i pazienti in stato di isolamento e i loro familiari, attraverso la tecnologia, attraverso i tablet.
Un progetto nato dalla sensibilità e dall’esperienza, spiega la stessa azienda sanitaria, dei professionisti che si occupano di cure palliative e dei reparti di terapia intensiva. «Un’iniziativa doverosa per consentire alle persone di mantenere quanto più stretto possibile il contatto con i propri affetti, con la vita che “sta fuori” dalle stanze e dai luoghi di cura. Un concreto gesto d’umanizzazione delle cure per chi vive un periodo, forse l’ultimo, nelle terapie intensive, negli hospice aziendali e nelle proprie case e che ha contatto solo con pochi familiari, con i medici e gli infermieri dell’assistenza domiciliare», è quanto spiega la Asl sud est. Perché «se da un lato il sistema sanitario si sta adoperando nel “curare” le conseguenze precoci, acute e tardive che la malattia provoca, talvolta in maniera devastante con farmaci in sperimentazione e futuri vaccini, dall’altro vi è l’esigenza di rispondere alla domanda di quale cura proporre per combattere la tossicità più pesante dell’emergenza coronavirus, dell’unico “farmaco” al momento certo: il distanziamento sociale. Questo rappresenta la misura necessaria per evitare il contagio che, soprattutto nelle strutture sanitarie, acuisce nei pazienti il senso di lontananza dagli affetti fino a minare un’adeguata relazione di cura».
«Io sono pronta dottoressa, ho salutato tutti, anche la mia Emma e lei ha salutato me insieme a mio figlio. È cresciuta ed era tutta colorata»; descrive così una delle tante chiamate che si stanno facendo coi tablet di “Stiamo Vicini” un medico palliativista della Ausl Toscana sud est. «È stata l’ultima frase di Elsa dopo la videochiamata con la nipotina».
Si tratta, aggiunge l’azienda sanitaria, di un’iniziativa «apprezzata da tutti gli operatori e dai pazienti che stanno avendo l’occasione di poter mettere in contatto i propri pazienti, anche solo per un semplice saluto, con i loro affetti più cari. La tecnologia che aiuta ad accorciare le distanze emotive».
«Stiamo utilizzando i tablet nell’area Covid dell’ospedale - racconta un operatore - Alcune scene ripagano il lavoro e rinvigoriscono dalle fatiche di questi mesi: gli occhi lucidi di un paziente 90enne e la felicità sul suo volto, lo stupore di vedere e sentire le voci dei propri parenti proprio lì con lui, nonostante l’isolamento obbligatorio».
Sono 24 in totale le postazioni attivate su tutto il territorio aziendale: 11 sono distribuiti nei vari punti della rete ospedaliera aziendale, cui si aggiungono 13 dispositivi per la rete delle cure palliative con relativi responsabili provinciali e referenti di zona.
Il progetto ottimizza l’utilizzo dei tablet per le videochiamate tra paziente e familiari (videochiamata su prenotazione e, in alcuni casi, comunicazioni urgenti), e consente anche ai pazienti e agli operatori sanitari di poter usufruire, tramite tablet, di supporto psicologico. È inoltre possibile, attraverso la modalità del “question time”, attivare momenti in cui il medico e gli operatori che hanno in carico il paziente aggiornano il familiare sulle condizioni cliniche.
«L’obiettivo in fondo è sempre lo stesso - conclude la Asl sud est - alla base dei percorsi di accompagnamento nel fine vita: prendersi cura dei pazienti e delle famiglie, garantendo la dignità della persona». —
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