Il presidio
Mutui, 1.500 le richieste per sospendere le rate
Crescono ancora le domande avanzate a Banca Tema da imprese e famiglie E dopo le iniezioni in emergenza di liquidità bisognerà progettare il futuro
GROSSETO
In meno di quindici giorni le domande di sospensione dei mutui a Banca Tema sono salite da 900 a oltre 1500. L’istituto, nato nel 2016 dalla fusione tra le diverse espressioni del credito cooperativo maremmano e che affonda le proprie radici nel tessuto economico locale, si trova a far fronte alla domanda crescente di famiglie e imprese, piegate da una crisi senza precedenti. La banca si è mossa subito, all’indomani del decreto “Cura Italia”, prima ancora del “Decreto liquidità” per mettere a punto misure di supporto, sulla base delle indicazioni della rete nazionale del credito cooperativo. La parola d’ordine è stata fin qui rapidità e procedure snelle nella risposta ai clienti.
Il risultato è stato un’iniezione di denaro liquido nelle casse di famiglie e imprese, che consente loro di tirare il fiato, effettuare i pagamenti non rimandabili, rispondere alle necessità del momento. «Ora bisogna ragionare anche su altri obiettivi», dice il direttore generale di Banca Tema, Fabio Becherini, che invita a distinguere tra il bisogno immediato dell’impresa, le prospettive future e la possibilità di rivedere la propria posizione con la banca. «Siamo già intervenuti con una risposta rapida – prosegue – accogliendo oltre 1.500 richieste di sospensione dei mutui, sia per le aziende che, in questo caso, per le famiglie, interpretando in maniera più ampia i requisiti previsti dal decreto e guardando all’effettiva necessità dei nostri clienti. Abbiamo concesso molti affidamenti in conto corrente alle imprese per sostenere la liquidità di denaro, necessaria ai pagamenti correnti già programmati e non derogabili, consentendo loro di non andare in affanno con la liquidità. Ma sono interventi che, al momento, hanno un orizzonte temporale fino al 30 settembre, anche se possono tuttora essere attuati nei confronti della nostra clientela». Proprio per questo, secondo Becherini, è necessario un “cambio di passo”, un «serio ragionamento sulle necessità finanziarie prospettiche», lo definisce, una sorta di “fase 2” anche nei rapporti con il mondo del credito. «Probabilmente è ancora troppo presto per capire bene quali interventi strutturali saranno necessari per garantire la ripartenza di molte aziende – aggiunge – ma, come deve fare una banca veramente attenta al proprio territorio, dobbiamo entrare nel merito delle richieste, orientando il credito sulla base delle effettive esigenze del singolo imprenditore o azienda». Per fare un esempio, uno stabilimento balneare, una volta chiarito quali interventi deve fare per riaprire, dovrà studiare un nuovo piano con la banca per supportare gli investimenti e, su quello, costruire un’operazione finanziaria sostenibile, come prevedere un numero maggiore di anni per rimborsare il mutuo.
Infine, il terzo aspetto, secondo il direttore generale, è la revisione della situazione bancaria, se già ci sono prestiti o altre operazioni in corso. «L’impegno della banca deve essere quello di concordare con il singolo cliente la nuova soglia di sostenibilità dei pagamenti e su quella riparametrare i mutui. È un’attività molto delicata, ma necessaria per evitare alle aziende crisi di liquidità. Da questa situazione – conclude Becherini – non si uscirà con un’unica soluzione, ma con un adeguato e personalizzato mix di strumenti. Occorre mantenere i nervi saldi, nella convinzione che saremo in grado anche in quest’occasione di accompagnare la clientela nel modo migliore». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
