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Studi, progetti europei, archivi e l’impegno a Maiano Lavacchio
Da 27 anni l’Isgrec porta avanti un’enorme mole di ricerche e attività per trasmettere la conoscenza alle giovani generazioni
GROSSETO. All’Isgrec è stata sottratta la sede. Non l’aveva, alla fondazione, formalizzata dai soci con atto notarile il 2 giugno 1993, seguito da un atto del Comune di Grosseto, che lo riconosce e da Statuto è rappresentato nel Consiglio direttivo. Prima sede in via Garibaldi, concessa dal Comune (sindaco Antichi), seconda e ultima nel “poderino dell’Agrario”, di proprietà della Provincia di Grosseto.
Progressivamente è aumentato lo spazio indispensabile, a causa della prima vocazione: custodire, e valorizzare, studiandoli e facendoli conoscere, fondi archivistici, libri, riviste. L’Isgrec è uno dei soggetti della rete archivistico-bibliotecaria provinciale e svolge un servizio regolare. Archivio, biblioteca, emeroteca hanno superato in metri lineari il mezzo chilometro, guadagnando il riconoscimento della Soprintendenza archivistica regionale. Sugli scaffali, la memoria locale pubblica e privata. Prime, per cronologia e significato simbolico, le carte del Comitato di Liberazione nazionale grossetano – il fondo del Cln nazionale è stato nel 1949 all’origine dell’Istituto nazionale Parri, cui è associato l’Isgrec. Poi sono arrivate le carte dell’ex-Enaoli, della ASL 9, libri e carte di partiti politici e personalità (Francesco Chioccon, Luciano Mazzanti, Isaia Vitali). Ultimi, la biblioteca di Mario Mirri e il Fondo Migranti.
Lo spazio necessario è cresciuto anche per il crescere delle postazioni di lavoro: insegnante distaccata, personale stabile, ricercatori, bibliotecario, giovani in servizio civile. Dalla convegnistica, che segnò gli inizi, prevalente è diventata nel tempo la produzione durevole: seconda, fondamentale vocazione. Da lavori sistematici, pluriennali, su singoli temi, è derivata la produzione editoriale – la sola collana Isgrec-Effigi, l’ultima, conta sette volumi – e documentari, mostre permanenti dislocate in vari luoghi di memoria provinciali, spazi web con mostre virtuali.
La storia è centrale, ma in una dimensione interdisciplinare, per una scelta di metodo storico e per un’attenzione al rapporto passato-presente che richiede sguardi incrociati fra saperi diversi. Nel nome: la Resistenza e l’età contemporanea, in un nesso che i temi oggetto di lavoro culturale rivelano. È la storia della società repubblicana ad avere lo spazio più ampio: la Resistenza appare come discrimine fra i decenni del Novecento “secolo delle tenebre” e l’avvio della democrazia costituzionale, senza dimenticare i tempi lunghi indispensabili a capire la contemporaneità. Fra i temi: età lorenese, Risorgimento, fascismo, guerre totali, antifascismo locale ed europeo, storia e cultura delle donne, economia, salute, urbanistica, storie di confini e di migrazioni...
Fondamentale fra i caratteri originali: la scelta del locale-globale, non in senso teorico, ma come stile. Progetti nazionali e regionali, nel tempo un sistema di relazioni internazionali, consolidatesi attraverso una collezione di progetti europei. L’inizio risale a un quindicennio fa: un finanziamento triennale dalla Spagna, per ricostruire storie di volontari antifascisti toscani nella guerra di Spagna (libri, documentari, un sito bilingue, una targa con i loghi di Comune, Provincia e Regione Toscana in un Museo spagnolo). Nell’ultimo decennio, progetti europei (Erasmus+, Europe for citizens) hanno allargato la rete delle collaborazioni con istituzioni culturali e Università europee.
Ulteriore vocazione: la formazione, rivolta al proprio interno per creare specializzazioni; all’esterno, con destinatario la cittadinanza e un obiettivo forte: far crescere conoscenza e coscienza civile. Il lavoro con la scuola ha un’identità particolare. All’obbligo di dare un supporto ai docenti e alla didattica in classe, sancito da convenzioni con Miur e Ufficio scolastico regionale, l’Isgrec risponde con progetti di formazione per gli insegnanti e sperimentazioni.
Anche qui lavoro di rete: toscana, per i progetti su Costituzione e calendario della memoria; locale ed europea, per le classi di studenti europei negli Erasmus. Ci sono elementi di speciale originalità in uno dei più significativi che ha per tema la sempre controversa storia del confine alto-Adriatico. Affidato dalla Regione Toscana all’Isgrec, è stato occasione per un esperimento di formazione di formatori (insegnanti divenuti esperti grazie a corsi residenziali), è ancora laboratorio di ricerca di forme di trasmissione ai giovani di conoscenze complesse, anche attraverso il viaggio (la “pedagogia dei luoghi”). Anche qui l’apertura all’esterno si è tradotta nella collaborazione con le associazioni di ex-profughi istriano-giuliano-dalmati, custodi della memoria che si celebra il 10 febbraio, con il Giorno del ricordo.
Oggi il progetto di dimensioni maggiori è il risultato di un approfondimento del rapporto memoria-luoghi: la “Casa della memoria al futuro” di Maiano Lavacchio (nella foto l’artista Roman Kroke con gli studenti del Rosmini nella scuolina di Maiano, foto Bf), sfida lanciata dall’Isgrec e da un architetto “visionario”, Edoardo Milesi, dove reale e virtuale, a giudicare dal progetto, dovrebbero rispondere a una pedagogia della memoria adeguata al tempo presente. Quella dei Martiri d’Istia è una delle memorie locali divenute storia, accanto ad altre, che hanno sottratto all’oblio vicende mai studiate, mentre sono in cantiere progetti nuovi per altre storie ancora da scrivere. —
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