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«Per i test immunologici quanto dobbiamo attendere?»

a. c.

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porto santo stefano

«Sono già 800 i farmacisti positivi al coronavirus in tutta Italia, 10 i morti. E siamo ancora in attesa dei test immunologici. Quante vittime devono ancora verificarsi prima di avere le giuste considerazioni e snellire il lavoro? » . È quanto si chiede Francesco Palermo, farmacista titolare di una faramacia a Porto Santo Stefano e segretario del sindacato delle farmacie provinciali Federfarma.

Anche farmacisti sono costretti a lavorare in condizioni proibitive dall’inizio dell’emergenza sanitaria. Tra file interminabili e lungaggini per la consegna dei farmaci, si trovano costretti ogni giorno a combattere anche con la paura. Secondo Palermo, se i tamponi vengono fatti ai soggetti che presentano sintomi, è necessario che anche i lavoratori di settori a rischio vengano sottoposti a test immunologici nel più breve tempo possibile. «I tamponi in questo caso non vengono fatti – sottolinea Palermo – ma siamo in attesa di fare i test immunologici sul sangue. La Regione è partita coi medici, poi sarà la volta degli infermieri, delle forze dell’ordine e poi dei farmacisti. Noi rientriamo in queste categorie, ma non sappiamo quando questo potrà avvenire. Insomma, se non ci sono sintomi questa è l’unica via, siamo soltanto costretti ad aspettare che ci facciano il test immunologico».

Nel frattempo la fila della gente aumenta: da domani, con la consegna delle mascherine, si intensificherà ulteriormente un lavoro già penalizzato da alcune lungaggini sull’assegnazione delle medicine con le ricette mediche via sms. «Purtroppo non abbiamo avuto nessuna risposta su questo – prosegue – se non una piccola modifica della Regione in base alle nostre richieste. È stato messo online un portale dove possiamo accedere registrandoci e possiamo vedere le ricette del paziente inserendo i cinque numeri finali del codice Nre. Quindi siamo passati dai 15 numeri che dovevamo mettere in precedenza a cinque. Questo però sempre maneggiando il cellulare delle persone che portano le ricette con gli sms e sempre stampando il materiale cartaceo. E questo portale non è integrabile coi nostri gestionali, cosa che comporta diverse procedure da fare ogni volta. Avevamo chiesto la dematerializzazione delle ricette, ma non ci ascoltano». –

a. c.

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