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Otto proposte per la ripresa La ricetta dei ristoratori
Follonica: Giovanni Peggi e i suoi colleghi hanno aderito alla rete nazionale «Gli affitti dovranno essere ridiscussi, adesso i posti saranno dimezzati»
follonica
Ci sono anche 35 ristoratori di Follonica, guidati da Giovanni Peggi, nella rete nazionale che ha lanciato un sos a Governo e istituzioni, con otto proposte per la ripartenza in vista della cosiddetta fase 2, post emergenza Covid-19.
L’associazione Ristoranti Follonica è tra le 26 realtà – che contano più di 34 mila associati tra cuochi, ristoratori, pizzaioli, panificatori, pasticceri, cioccolatieri, gelatieri e responsabili di sala in tutta Italia – che hanno deciso di chiedere un aiuto. Al Governo viene chiesta l’adozione immediata di otto misure essenziali per la sopravvivenza. Prima di tutto la cancellazione delle imposte nazionali e locali pertinenti. Tra queste la Tari, l’Imu o l’occupazione suolo pubblico, insomma imposte che hanno un peso consistente. Chiedono quindi credito per utenze relative alle attività commerciali e rateizzazione dei pagamenti degli acconti Ire e Irap previste a giugno e senza interessi. Il secondo punto riguarda la proroga della cassa integrazione straordinaria per il personale in forza al 23 febbraio 2020 e fino al 31 dicembre 2020. Il terzo punto riguarda la sospensione di leasing, mutui e noleggio operativi fino al 31 dicembre. Viene poi chiesta l’armonizzazione da parte dello Stato delle regole per l’accesso al credito e un credito d’imposta al 60% riconosciuto al proprietario fino al 31 dicembre 2020 con 40% dell’importo a carico del locatario e misura semplificata (cedolare secca). Viene poi chiesta la detassazione sulle risorse umane in organico, la detassazione degli oneri contributivi e assistenziali e dei benefits fino al 30 giugno 2021. C’è poi la richiesta di estendere a tutto il comparto ristorazione la possibilità di effettuare l’asporto. E, infine, misure di sostegno a fondo perduto, ristori e indennizzi, per il periodo di chiusura obbligatorio imposto per legge dall’emergenza Covid-19 (pari al 10% del fatturato in relazione allo stesso periodo di riferimento).
«La volontà – spiega Peggi – è stata quella di fare gruppo agganciandoci ad una realtà che avesse più visibilità e ci siamo riusciti». Peggi spiega che con le restrizioni di cui si sente già parlare da tempo, tutte ancora da definire, sarà difficile mantenere il personale come prima. «Gli affitti dovranno essere ridiscussi – dice il presidente – Anche perché se un ristorante prima aveva 30 posti, probabilmente con le restrizioni potrà mettere a sedere solo 15 persone». Fondamentale è capire come ripartire e a quali condizioni: «Tutti vogliamo ripartire, chiaro che se non possiamo lavorare come abbiamo sempre fatto saremo in difficoltà e in questo senso gli aiuti sono fondamentali. L’obiettivo principale, adesso, è eliminare i costi fissi. I 600 euro sono un aiuto che non basta a coprire affitti e tasse, serve una strategia, altrimenti il 30 o il 40% dei ristoranti non ripartirà o partirà e morirà in breve tempo». — giulia sili
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