Il Tirreno

Grosseto

Sos dalle imprese: «Manca liquidità» E l’occupazione è sempre più a rischio

ALFREDO FAETTI

I risultati del questionario che la Camera di commercio ha sottoposto on line alle aziende grossetane e livornesi  

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La cassa piange e questa è la prima preoccupazione. La seconda invece sta nelle tasche dei clienti, a loro volta svuotate, con la prospettiva che le loro richiesta vadano diminuendo. Fattori che portano alla terza preoccupazione: le ricadute occupazionali. Sono i primi risultati del questionario sull’emergenza coronavirus che la Camera di Commercio della Maremma e del Tirreno ha proposto alle aziende del territorio, per capire da loro stesse quali siano le maggiori criticità dovute al momento e quali potrebbero essere le azioni utili da perseguire. Tra quest’ultime, su tutte, un accesso al credito semplificato e la cassa integrazione in deroga.

«Con questa indagine abbiamo voluto rilevare direttamente dalle imprese le loro reali necessità – è l’osservazione del presidente Cciaa Riccardo Breda – Come più volte sottolineato anche dalle associazioni di categoria, il problema più sentito è la mancanza di liquidità, ma preoccupa insieme il calo della domanda e la prospettiva occupazionale». Il questionario è rimasto on line dal 18 al 30 marzo (prima cioè che entrassero in vigore nuovi decreti del Governo) e hanno partecipato 397 imprese, pari allo 0,75 per cento di quelle presenti sul territorio. Un campione esiguo, insomma, ma comunque utile per farsi un’idea di quello che le aziende segnalano e chiedono.

Le imprese sono state suddivise poi tra artigiane e non (la prima categoria appare come la più «sensibile» alla situazione) e tra piccole e medie. Ci sono privati del manifatturiero, delle costruzioni, del terziario (commercio, turismo, servizi) e agricoli. Alla voce criticità del questionario le ditte potevano dare due risposte. La prima, per il 53 per cento, è il deterioramento della liquidità. «Gli intervistato temono – si legge nel report del questionario – una difficilissima gestione dei flussi di cassa per mancate entrate, dovute al drastico calo della domanda», che poi è stata la seconda scelta per il 25 per cento degli intervistati. «Ciò ovviamente ha importanti effetti sull’occupazione», continua il report, spiegando che questa risposta è stata scelta come prima dal 7,6 per cento. Ci sono poi le prospettive al ribasso: «ci si attende – si legge nel documento – un ulteriore deterioramento del fatturato anche dovuto al prolungamento della situazione di incertezza che potrebbe durare, in termini economici, ben oltre i tempi dell’epidemia»: ipotesi scelta come seconda risposta dal 21,6 per cento. Il secondo quesito chiedeva agli intervistati quali siano le principali esigenze causate dalla situazione. Pari merito, con il 24 per cento ciascuno, le prime due scelte sono state: migliorare l’accesso al credito e l’incremento di liquidità da una parte e la cassa integrazione in deroga dall’altra. E se queste rappresentano quasi la metà delle possibilità, «il restante 40 per cento – recita il report – è stato assegnato alle opzioni di sospensione pagamento mutui e finanziamenti e dilazione tempi di pagamenti di ritenute e contributi». Queste le indicazioni raccolte al momento dalla Camera di Commercio, che ha prorogato la pubblicazione del questionario fino al 14 aprile, in modo da aggiornare la prospettiva con i decreti seguiti al 30 di marzo. — ALFREDO FAETTI

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