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Coronavirus e commercio: mamma può comprare la tutina ma per le scarpine sorge il dubbio
Il decreto del 10 aprile allenta le maglie delle norme anti-contagio e consente ai negozi di abbigliamento per bambini di riaprire: ma il legislatore non ha fatto alcun cenno alla vendita delle calzature per i piccoli. Il parere di Confcommercio
GROSSETO. Non c’è dubbio su quale sia la ragione che ha indotto il legislatore a riaprire i negozi di abbigliamento per bambini allentando le maglie del decreto che ha blindato l'Italia allo scopo di contenere il diffondersi del contagio da coronavirus: arriva la bella stagione, si cambia il guardaroba – i piccoli devono essere vestiti anche se stanno in casa (magari vanno sul terrazzo o in giardino) – ed è molto probabile che la tutina che lo scorso anno vestiva perfettamente un bambino di tre anni quest’anno non gli entri più. Bene. E per le scarpine come la mettiamo? Se un pantaloncino è indossabile anche se un po’ corto, una scarpetta, se non va, non va: anche i piedini, del resto, crescono.
E qui sorge il problema. Il decreto firmato dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte e dal ministro della salute Roberto Speranza il 10 marzo dà via libera alla riapertura dei negozi di abbigliamento per bambini ma non fa alcun accenno alle calzature. Il dettaglio, non trascurabile, non è sfuggito a Confcommercio, che si è mossa subito per chiarire con il ministero che anche le calzature per bambini devono essere considerate tra gli articoli che possono essere venduti.
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Ascom Confcommercio Grosseto ha anche posto la questione alla Regione Toscana. «Noi riteniamo che la norma debba essere interpretata in maniera estensiva – osserva la direttrice di Ascom Confcommercio Gabriella Orlando – e che quindi anche i negozi di calzature per bambini possano aprire».
Non solo: Confcommercio Grosseto ritiene – e auspica – che anche i negozi di calzature uomo/donna che abbiano un reparto per bambini possano lavorare: «Ovviamente con una separazione netta e chiara – dettaglia Orlando – del reparto bambini rispetto ai reparti per adulti che dovranno restare chiusi».
L’associazione invita inoltre i titolari delle attività che apriranno al pubblico ad attenersi scrupolosamente alle norme igieniche indicate nell’allegato 5 del decreto del 10 aprile e a porre massima attenzione nel disporre gli accessi regolamentati e scaglionati.
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