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«È il momento di sostenerci Abbandonate l’on line»
grosseto
«Il libro e le librerie. Agli inizi del secolo scorso, con la diffusione della radio tutti lo davano per morto. Sopravvisse. A metà del secolo scorso, con la diffusione della televisione tutti lo davano per morto. Sopravvisse. A fine del secolo scorso, con la diffusione di internet tutti lo davano ovviamente per morto. Sopravvisse per la terza volta. A inizio del secolo in corso, con la diffusione dell’e-reader tutti ovviamente lo hanno dato per morto. Ma niente! Credo sia l’unico oggetto nella storia dell’umanità ad aver assistito al suo funerale per ben quattro volte, senza mai essere morto davvero».
Come è possibile? Federica Falconi (a destra nella foto), della Mondadori in corso Carducci la risposta ce l’ha: «Il libro si rivela tutt’oggi un fenomenale strumento di diffusione delle idee. È un oggetto vetusto, che non si è mai rinnovato nell’aspetto, ma che per qualche strana ragione proprio non vuole saperne di invecchiare».
Prima del virus, dice Federica, «il nemico invisibile era la multinazionale che vende quegli stessi libri con sconti esagerati e spedizioni immediate. Ad oggi lo sconto si è abbassato al 5% per tutti». Pochi lettori (solo quattro italiani su dieci leggono almeno un libro all’anno), prezzi decisi dagli editori e scarso margine per i librai («al netto di tutto, se va bene, si avvicina al 30 per cento. E questo su uno scontrino che in media è pari a 18 euro»). All’affacciarsi del virus i librai si sono riorganizzati con spedizioni a domicilio o appoggiandosi alle edicole. La riapertura di oggi? «È giusto che ci sia la possibilità di aprire. E comprendo in pieno le preoccupazioni di molti colleghi che non lo faranno subito», dice. «Le librerie sono diverse fra loro: indipendenti o con un marchio. Ogni libreria rispecchia i librai che la animano. Ogni libreria ha una comunità di lettori variegata».
Federica stamani sarà in libreria, proprio per la sua comunità di lettori, «quella stessa – dice – che mi ha sostenuto nei giorni della chiusura con centinaia di messaggi e con tantissime richieste di spedizioni» e di fronte alla quale «non posso sottrarmi alla possibilità di continuare, tra mille difficoltà, a fornire quel servizio fatto di passione e sacrificio, di condivisione e crescita collettiva».
Oggi Federica sarà in libreria «come tutti i sacrosanti giorni di aperture concesse», dice. «Se entrerà un lettore sarò lì anche solo per quell’unico lettore. La battaglia per la cultura noi la combattiamo così. Dietro ogni appello sui giornali, dietro ogni legge più o meno buona, dietro ogni post di assenso o dissenso nei confronti di noi che per primi alzeremo le saracinesche, ci sarà il gesto più antico del mondo: uno scambio commerciale tra un libraio e un lettore, con un libro: un oggetto vecchio sette secoli che nel silenzio delle nostre stanze, nell’atto della lettura, ha la forza di cambiarci e farci conoscere ancora». E a lettori e clienti dice: «È il momento di sostenere le attività che piano piano riapriranno, abbandonate l’online, metteteci il cuore, tanta sensibilità e un po’ di sano campanilismo per far risorgere la propria città». —
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