Il Tirreno

Grosseto

tribunale 

Udienza in video con l’imputato in carcere a Prato

p.s.

L’uomo è stato condannato a 1 anno e 10 mesi per i reati di maltrattamenti  in famiglia e stalking  ai danni della ex convivente

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Da una parte, in carcere a Prato, l’imputato; dall’altra, in Tribunale a Grosseteo, il giudice, l’assistente, il pm e l’avvocato. Tutta in videoconferenza l’udienza che ha concluso con una condanna un procedimento per maltrattamenti in famiglia e stalking.

Un anno e dieci mesi la pena per un uomo di 45 anni, imputato per quanto avvenuto in otto anni di convivenza con la sua compagna (di pochi anni più giovane), nella zona sud della provincia. Un arco di tempo compreso tra il 2010 e il 2018. Secondo l’imputazione, l’uomo avrebbe improntato la relazione a criteri di sopruso, vessazione e sopraffazione, offendendola e minacciandola. Nel corso delle discussioni ci sarebbero stati, più volte, episodi di aggressione, con violenti schiaffi al volto. Una volta che la donna aveva deciso di mettere fine alla relazione, l’uomo avrebbe messo in atto una serie di comportamenti identificati come stalking dall’accusa. Avrebbe cercato di contattarla continuamente e di incontrarla, si sarebbe presentato a casa sua senza preavviso, le avrebbe inviato messaggi affettuosi finalizzati a riprendere la relazione. Ma a tutto ciò si sarebbero accompagnati anche atti di vandalismo: del cemento nella serratura della porta di ingresso della casa di lei e una volta anche un chiodo. Il tutto avrebbe causato uno stato di ansia nella donna e nella figlia. Donna che nel corso del procedimento in aula aveva comunque ritrattato le accuse, ridimensionando quanto rappresentato nella denuncia-querela. A occuparsi del caso erano stati i carabinieri. L’uomo era stato sottoposto a misura cautelare ed era poi stato interrogato dal gip. La Procura aveva chiesto il giudizio immediato.

A chiedere la condanna è stata la viceprocuratrice onoraria Elena Dompetrini. Il giudice Giovanni Puliatti ha condannato l’imputato, assistito dall’avvocata Amanda Paoletti: una volta pronunciata la sentenza, l’uomo è tornato libero. —

p.s.

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