Il Tirreno

Grosseto

«Grazie al Falusi per come cura il mio caro Claudio»

Giulia Sili
«Grazie al Falusi per come cura il mio caro Claudio»

L’uomo ha 70 anni e non può più essere assistito a casa «C’è tanta umanità, così sto più tranquilla anche io»

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massa marittima

Claudio ha 70 anni e da un anno è ricoverato nel reparto giallo dell’istituto Falusi di Massa Marittima, quello dedicato ai malati di Alzheimer. Renata, sua moglie, oggi vive a Boccheggiano da sola, dopo un’intera vita passata con lui. Col progredire della malattia per lei è stato impossibile continuare a prendersi cura di Claudio e allora il Falusi è stata l’unica soluzione possibile.

«Tra di noi mai un litigio, siamo sempre andati all’unisono – dice – e ritrovarmi da sola oggi è tanto strano, è impossibile abituarsi». In questi giorni di isolamento forzato Renata ha però dovuto fare a meno della sua routine, quella che da un anno a questa parta la accompagna nel passare dei giorni: le visite all’istituto, le carezze date all’uomo che per cinquant’anni le è stato al fianco e che adesso forse non la riconosce più. E allora, chiusa, nella sua casa nel Comune di Montieri, Renata ha pensato di inviare una lettera al Tirreno, il giornale che a casa sua non è mai mancato, neanche quando Claudio, aggravandosi, sfogliava le pagine senza più riuscire a leggere. Una lettera per ringraziare del bene ricevuto.

Renata scrive al plurale perché parla anche per Claudio che da un po’ di tempo si è chiuso nel silenzio: «Caro giornale “Il Tirreno” – scrive Renata – siamo vostri lettori da più di 50 anni; mio marito la prima cosa che faceva prima di andare a lavorare era comprare il vostro giornale. Questo fino a qualche tempo fa, poi purtroppo gli è venuta una terribile malattia che non perdona e non ci sono cure: l’Alzheimer. Nonostante ciò fino al 2019 guardava il vostro giornale anche se non capiva più quello che c’era scritto. Gli faceva compagnia mentre lo sfogliava».

Renata spiega che dall’anno scorso la malattia è peggiorata e allora è stata costretta a ricoverare il marito. «Non era più gestibile a casa essendo io sola e senza figli» dice passando a raccontare di se stessa in prima persona. Una decisione molto dura ma che ha portato serenità nella sua vita: «Devo dire che questo istituto mi ha fatto sentire come a casa mia perché andando spesso a trovare mio marito ho visto quanto amore e umanità hanno gli operatori per i nostri cari». «Questo reparto dove è ricoverato mio marito è eccezionale anche con me e mi fanno sentire più tranquilla» dice Renata che vuole così ringraziare gli operatori «per tutto quello che stanno facendo in questo periodo tremendo».

Oggi Renata non può più andare a fare visita a Claudio ma è serena: «Chiamo al centralino e mi trattano come una di famiglia – dice – mi passano subito Claudio e io gli faccio sentire la mia voce, penso che un pochino aiuti, anche se non so se mi riconoscerà. Lo faccio ugualmente perché mi sembra di sentirlo vicino e aiuta un po’ anche me». Renata racconta di Claudio, un uomo sempre molto attivo e diviso tra il lavoro e il volontariato e poi parla della sua tristezza, quella dei primi mesi della sua nuova vita da sola e dell’importanza di vivere in una piccola comunità che l’ha sostenuta nei momenti più difficili. Con la sua bella lettera Renata ha voluto raccontare la sua storia per ringraziare il Falusi ma anche per chiedere ai cittadini, se ne hanno la possibilità, di fare una donazione «Ci si può rivolgere alla ferramenta Emmeti di Massa Marittima, alla Firpe di Valpiana, a Cosmesi 88 a Follonica e alla farmacia del dottor Mischi di Prata. Quello che verrà raccolto – conclude – sarà consegnato all’istituto». —

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