Il presidio
Urgono lavori agricoli, sos alla Prefettura
Mario Apicella chiede interventi che permettano ai coltivatori di raggiungere i campi, prima che sia troppo tardi
«L’ora di lavorare in campagna è adesso. I lavori agricoli non possono attendere oltre».
Mario Apicella che guida l’associazione per il progresso condiviso dei territori e biodistretto del Monte Amiata si rivolge di nuovo a Sergio Di Iorio, capogabinetto del prefetto di Grosseto a cui aveva già scritto tempo addietro e chiede interventi per permettere alle persone di raggiungere i campi, affinché la campagna non sia abbandonata a se stessa.
Lo chiede nonostante le disposizioni dei decreti dell’emergenza Covid-19 parlino chiaro: chi non è coltivatore diretto o imprenditore agricolo con partita Iva, ma è solo hobbista, non può andare a coltivare la sua campagna, sia orto o oliveto o castagneto o vigna.
Ma Apicella non demorde e rivolgendosi ancora al capogabinetto della Prefettura grossetana attacca: «Sono passati 14 giorni da quando abbiamo interagito per Pec e per telefono, le ho inviato un’altra Pec domenica sera, ma nulla viene recepito dai sindaci e dalle forze dell’ordine e i contadini restano umiliati per strada quando vengono fermati o restano chiusi in casa con la paura non solo della pandemia, ma anche del futuro che li vedrà senza prodotti dell’orto familiare, senza ciliegie da vendere nelle sagre paesane, senza olio d’oliva e con meno castagne o più malattie che una potatura e cure tardive possono provocare».
Apicella lamenta il fatto che «l’articolo 2135 del codice civile che tratta anche degli imprenditori agricoli senza partita Iva non salvaguardi parenti e affini fino al sesto grado degli imprenditori con partita Iva, che continuano ad avere difficoltà a raggiungere il lavoro per comprovate esigenze lavorative. Eppure – aggiunge – come ribadito dall’articolo 105 del decreto legge 17 marzo 2020 n. 18 essi possono lavorare per prestazioni gratuite, nelle loro aziende di famiglia».
Apicella chiede dunque al capogabinetto del prefetto «di inviare una semplice nota ai Sindaci, a supporto di quanto evidenziato. Il momento così importante per l’agricoltura, che nessuna legge chiede di fermare – prosegue il presidente del biodistretto – richiede interventi urgenti per rovi, infezioni, potature e semine». E conclude rivolgendosi a Di Iorio: «Se tante famiglie di agricoltori (con o senza partita Iva), già da questa primavera e comunque in quest’annata agraria potranno raccogliere gli importanti frutti del loro lavoro da ridistribuire a tutta la comunità locale, lo dovranno a chi come lei sarà in grado di fare un passo in più di quanto le scusanti, comunque validissime per la drammaticità di ciò che sta accadendo, sembrano richiedere».
Ma quanto chiede Apicella, soprattutto per i cosiddetti hobbisti della campagna, sembra cozzare in modo ineludibile con le disposizioni dei decreti emessi per lo stato di emergenza, che vietano spostamenti a chi non sia imprenditore agricolo o coltivatore diretto e dall’attività agricola ricavi la principale fonte di reddito. E se non fosse così, i paesi dell’Amiata si svuoterebbero e tanti si riverserebbero nei loro appezzamenti fuori paese, visto che ogni famiglia o quasi possiede in campagna un orto o un oliveto o un castagneto. Il movimento di queste persone, insomma, diventerebbe pericoloso per il contagio. —
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