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Cartoleria e casalinghi tabù «La Regione batte un colpo?»
beni off limits per decreto: i clienti si lamentano nei supermercati
GROSSETO.
Se un alunno costretto a casa in teledidattica finisce un quaderno, non può ricomprarlo. Se un cittadino deve stamparsi un’autocertificazione e la cartuccia della stampante è finita, niente da fare.
I supermercati della città hanno dovuto transennare interi reparti per impedire la vendita dei beni “non di prima necessità”, attenendosi alle prescrizioni governative. Ma le lamentele e le richieste di cittadini e genitori, perlomeno su alcune tipologie di prodotti (casalinghi e cancelleria in primis) che nell’uso comune sono essenziali, sono all’ordine del giorno. «Questa perdurante situazione – dice Paolo Degli Innocenti (Clodia Commerciale srl, supermercati Conad) – di blocco delle vendite sui beni considerati “non essenziali” dopo un po’ di giorni comincia a fare i suoi effetti sulla nostra clientela. Noi abbiamo quotidiane lamentele; d’altra parte le disposizioni sono queste e noi dobbiamo attenerci». Ovviamente non riguarda solo i supermercati. Quei prodotti non si trovano, punto. Le richieste, come detto, vertono in particolare su cartoleria e casalinghi. Dice un padre: «Esempio della cartoleria: i miei ragazzi, se a casa finiscono penne e quaderni sono cavoli loro; i libri nisba: sembra che si debba solo guardare la tivù e non leggere… Calze, calzini, slip, biancheria: se ne hai bisogno, amen. Casalinghi: faccio l’esempio banale della guarnizione di una moka, se ti si rompe passi al solubile…. Il Pasqualone, l’uovo di Pasqua di plastica con dentro il giocattolo per i miei bimbi: quest’anno al supermercato non si compra perché c’è dentro il gioco. Possibile che Governo e Regione non rimettano mano a queste restrizioni?». Due giorni fa il Tirreno ha chiesto notizie alla Regione (assessorato di Stefano Ciuoffo), dato che a Milano e in Piemonte è stata vinta quella che alcuni genitori hanno chiamato la “battaglia dei pennarelli”. Purtroppo, qua, ancora nulla da fare. — El. Gi.
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