Il Tirreno

Grosseto

Sos infarti, crollo di accessi in ospedale: «Temono il virus ma così rischiano di più»

Lina Senserini
Ugo Limbruno, direttore della Cardiologia del Misericordia, al centro tra i colleghi Paolo Calabria (a sinistra) e Andrea Picchi
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Ugo Limbruno, direttore della Cardiologia del Misericordia, al centro tra i colleghi Paolo Calabria (a sinistra) e Andrea Picchi

Grosseto, il direttore della Cardiologia mette in guardia: se non trattati, i casi più seri hanno una mortalità del 30%, più alta del Covid.

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GROSSETO. Un calo di oltre la metà nei casi di infarto trattati all’ospedale di Grosseto, nell’ultimo mese. Purtroppo, però, non è un dato positivo, perché non significa che il cuore dei maremmani improvvisamente stia meglio, ma che molte persone, in presenza di sintomi, evitano di chiamare il 118, perché temono il contagio da coronavirus.

Dai 64 casi, tra il 1° marzo e il 5 aprile 2019, si è scesi a 27 nello stesso periodo di quest’anno, il 58 per cento in meno. Eppure, di infarto si muore molto più che di Covid-19: se non trattati, i casi più seri hanno una mortalità del 30 per cento nella fase acuta, contro il 10-11 per cento, al momento in Italia, del pur temibile virus. E se si sopravvive all’infarto, in assenza di adeguate cure in ospedale nei primi giorni, si va incontro allo scompenso cardiaco, che riduce di molto la qualità e la speranza di vita futura del paziente.

Il grido di allarme arriva dal dottor Ugo Limbruno, direttore della Cardiologia del Misericordia, dopo che anche l’Ordine delle professioni infermieristiche di Grosseto aveva parlato di una generalizzata “paura” di andare in ospedale o di richiedere le cure domiciliari.

«Il rischio – spiega Limbruno – è che, da qui a qualche anno, ci troveremo molti pazienti scompensati perché colpiti da infarto e non trattati o curati con troppo ritardo. Molti, infatti, si decidono a chiamare il 118 fino a due giorni dall’inizio dei sintomi, quando è ormai troppo tardi anche per l’angioplastica. Normalmente, abbiamo in media 750 pazienti all’anno che vengono ricoverati in Utic per questa patologia, almeno 500 dei quali vengono rivascolarizzati con angioplastica. Oltre 60 persone al mese, ma da quando è iniziata l’emergenza coronavirus, gli accessi si sono più che dimezzati. Invece questa patologia può essere molto pericolosa, più del Covid-19, se non curata tempestivamente e, va ricordato, le malattie cardiovascolari rappresentano la prima causa di morte nel mondo occidentale. Quando invece si interviene per tempo, la mortalità ospedaliera scende dal 30 al 5 per cento. Stiamo parlando delle tipologie più gravi, ma anche nelle forme più leggere la conseguenza di mancate cure può essere lo scompenso cardiaco. Lo stesso vale per un paziente colpito da ictus – conclude Limbruno – che rischia la condanna a una permanente invalidità se non si interviene in tempo».

E allora cosa fare in presenza di un dolore al petto, eventualmente irradiato allo stomaco, al collo o al mento e che non passa nel giro di pochi minuti?

«Si chiama subito il 118, senza muoversi da casa», raccomanda Limbruno. «Il personale del 118 può fare la diagnosi a domicilio con la teletrasmissione dell’elettrocardiogramma e, nei casi in cui sia possibile escludere una origine cardiovascolare del sintomo, il paziente non viene portato in ospedale».

Peraltro cardiologia, Utic, emodinamica, elettrofisiologia sono nell’area ospedaliera “no Covid”, dove comunque sono applicati protocolli di sicurezza aggiuntivi.

La cardiologia d’urgenza è una delle specialistiche che non possono essere sospese nella fase della pandemia. A Grosseto, emodinamica e Utic sono operative ventiquattr’ore su ventiquattro e l’elettrofisiologia, dove vengono trattate le aritmie cardiache, funziona per le emergenze. Sono state sospese solo le visite programmate e rimandabili, quali il day service per lo scompenso cardiaco, la cardiologia pediatrica e la diagnostica ecocardiografica, mentre è operativa la cardiologia oncologica.

Infine, una parte dei pazienti portatori di defibrillatore o pacemaker sono controllati con il telemonitoraggio e gli altri vengono richiamati se sono stati programmati interventi sugli apparecchi.
 

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