Il presidio
Più di seicento bestiole sono senza cibo
Dall'oasi in Grancia l’appello di Serena: «Aiutateci, abbiamo bisogno di fieno per permettere loro di sopravvivere a tutto questo».
GROSSETO. Fino a qualche settimana fa, il sogno di Serena e Gigi era quello di far decollare il progetto di una merenderia all’interno del parco. Un posto dove fermarsi a mangiare, dove gustare i prodotti del territorio, dove fare una pausa dopo aver visitato gli oltre seicento animali che sono stati salvati in tutta Italia dalla coppia. Un sogno che per ora hanno dovuto mettere nel cassetto: a causa dell’emergenza coronavirus la coppia ha dovuto chiudere le proprie attività e ora gli animali rischiano di morire di fame. È Serena Arrigucci, che guida la onlus “Proteggiamo i nostri amici animali in Maremma” a lanciare l’allarme. «Ho bisogno dell’aiuto di tutti - dice - abbiamo finito le risorse a disposizione e non sappiamo come fare a dar da mangiare agli oltre seicento animali che abbiamo accolto in Grancia».
La onlus guidata da Serema Arrigucci ha un solo obiettivo: quello di dare una casa agli animali vittima di maltrattamenti. Un sogno che si sta realizzando, grazie all’amore e alla passione che la donna e il marito, Luigi Devicienti hanno investito in questa missione. In Grancia, dove si trova questo spazio aperto a tutte le specie di animali possibili, oggi ce ne sono più di 600. E dar loro da mangiare costa circa 150mila euro all’anno. «Finché abbiamo avuto le nostre attività aperte, seppur con enormi sacrifici, siamo riusciti a mantenere tutte le specie che abbiamo salvato - dice ancora - ma ora siamo rimasti senza fieno, senza mangime. Siamo disperati».
Per aiutare la onlus si può fare un versamento sul conto corrente intestato alla donna, con la causale “Donazione per la onlus Proteggiamo i nostri amici in Maremma”, utilizzando l’Iban IT 37 A 01030 14397 000063231865, oppure, si può anche portare il fieno pressato o schiacciato, o altri tipi di mangime come quello per i polli o le galline, o le crocchette per i cani. L’unico cibo che non serve alla struttura di Grancia, è quello per i gatti perché non ci sono colonie feline.
Luigi Devicienti e Serena Arrigucci mandano avanti tre attività: due bar a Grosseto e la stazione di servizio della Esso in via Aurelia sud, alle porte della città. Le prime due sono chiuse, della terza è rimasta aperta solo la pompa di carburanti e la rivendita di sigarette. «Non ci rientriamo nemmeno con le spese per le attività - dice Serena - figuriamoci se riusciamo a pagare il cibo per gli animali. Grosseto ci ha sempre dimostrato grande affetto e grande cuore: è chiaro che la salute delle persone, ora, sia più importante di qualunque altra cosa ma gli animali che abbiamo accolto, salvandoli dai maltrattamenti, non meritano di morire di fame».
L’appello è rivolto a tutti coloro che hanno a cuore la vita degli animali che sono stati accolti dalla onlus. Animali che sono stati portati a Grosseto anche da alcune Asl d’Italia. «Ma i contributi che gli enti avrebbero dovuto erogarci per acquistare il cibo - spiega ancora Arrigucci - non sono mai stati versati e noi ora non sappiamo davvero come fare».
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