Il Tirreno

Grosseto

Signor Presidente, il gesto del sindaco ha violato le norme Lei cosa ne pensa?

matteo porta* ; *19 anni, orbetellano studente di Giurisprudenza
Signor Presidente, il gesto del sindaco ha violato le norme Lei cosa ne pensa?

Uno studente di Giurisprudenza di 19 anni scrive a Mattarella citando il caso avvenuto nel suo Comune, quello di Orbetello 

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LA LETTERA

matteo porta*

Signor Presidente della Repubblica, mi trovo costretto a rivolgermi a lei nella qualità di Capo dello Stato, garante della nostra Costituzione, rappresentante dell’unità nazionale nonché precipuo raccordo fra i tre poteri dello Stato (legislativo, esecutivo, giudiziario) al fine di portarla a conoscenza di un avvenuto fatto di non poca rilevanza ed importanza. Nella giornata del 31 nel Comune di Orbetello dove risiedo si è tenuto, così come negli altri Comuni d’Italia, un evento commemorativo in onore alle vittime del coronavirus Covid-19.

Ebbene, durante il minuto di silenzio per i caduti, senza alcun tipo di preavviso, il sindaco ha deciso di togliere la bandiera dell’Europa dall’apposito pennone posto, ovviamente, al fianco della bandiera nazionale. Come se non bastasse, si è fatto orgogliosamente immortalare davanti alla facciata del Municipio, già priva della bandiera europea, concedendo ai suoi “fan” più estremisti di pubblicare su Facebook la foto con lui ritratto nella scena che le ho appena descritto. Si immaginerà senza bisogno che vada avanti nella descrizione dell’accaduto, lo sconcerto e il tumulto che questo gesto ha provocato in seno alla comunità orbetellana, che, fino a prova contraria, appartiene ancora all’Unione europea. Lo scrivente, da studente diciannovenne di Giurisprudenza, assume siano state violate diverse disposizioni normative. Lei, se si troverà d’accordo, mi confermerà.

In primo luogo menzionerei la legge 5 febbraio 1998, n. 22, recante Disposizioni generali sull’uso della bandiera della Repubblica italiana e di quella dell’Unione europea: ai commi 1 e 2 disciplina appunto le modalità di esposizione delle bandiere all’esterno di uffici pubblici, tra cui appunto la sede comunale. In secondo luogo, citerei il Dpr 7 aprile 2000, n. 121: Regolamento recante disciplina dell’uso delle bandiere della Repubblica Italiana e dell’Unione Europea da parte delle amministrazioni dello Stato e degli Enti pubblici: specifica quanto già regolamentato dalla legge poc’anzi ricordata approfondendo la disciplina in questione per circostanze particolari come per esempio quella delle pubbliche cerimonie funebri, facendo sovente riferimento alla bandiera nazionale ma sempre congiuntamente a quella europea. Da ultimo, giova ricordare quando disposto in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia dalla circolare della Presidenza del Consiglio dei ministri a firma Gianni Letta redatta in Roma il 26 gennaio 2011. Nella circolare si rimanda alle suddette disposizioni in materia di esposizione delle bandiere e «si raccomanda di procedere ad un’attenta verifica sui vessilli esposti, avendo cura di controllare sia la corretta esposizione nel rispetto delle regole protocollari, sia che gli stessi non si presentino logori, scoloriti, strappati, sporchi o male avvolti intorno all’asta, con preghiera di immediata sostituzione di eventuali bandiere in stato di degrado»; si precisa che «tali raccomandazioni sono valide sia per le sedi di edifici pubblici distribuite sul territorio nazionale sia per le sedi di rappresentanza di istituzioni pubbliche italiane all’estero» .

Ciò detto, come da nome, il “Comune” appartiene a tutti quanti noi, a tutti gli abitanti ivi residenti. Esso è l’ente locale più vicino al cittadino. È il Comune, soprattutto, a dover garantire il più possibile lo spirito di unione e coesione fra i cittadini, attraverso una pubblica amministrazione che si basi sui suoi princìpi cardine. In particolare, la Costituzione prevede, all’art. 97, comma 2, due dei principi cardine, dai quali sono desumibili altri principi espressamente richiamati da leggi ordinarie, quali la Legge 7 agosto 1990, n. 241. Si tratta dei principi di legalità, efficacia, economicità, efficienza, imparzialità, pubblicità, trasparenza.

Partendo dall’analisi del dettato costituzionale, nel testo dell’art. 97, comma 2 della Costituzione si legge: «I pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge, in modo che siano assicurati il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione» .

Passando alla legge 241/1990, troviamo, invece, espressamente richiamati, all’art. 1, gli altri principi generali dell’attività amministrativa, di cui si è detto: «L’attività amministrativa persegue i fini determinati dalla legge ed è retta da criteri di economicità, di efficacia, di imparzialità, di pubblicità e di trasparenza, secondo le modalità previste dalla presente legge e dalle altre disposizioni che disciplinano singoli procedimenti, nonché dai principi dell’ordinamento comunitario» .

Ecco, vorrei azzardarmi a sostenere che alcuni di questi principi, quali per esempio quello della imparzialità piuttosto che quello della trasparenza o ancor peggio quello della legalità non siano stati affatto rispettati. È sulla base di tutto questo che ho deciso, non senza interno vacillamento, di rivolgermi a Lei nella speranza ma anche nella certezza che saprà prendere i dovuti provvedimenti. La popolazione di Orbetello, che in parte non si sente neanche più rappresentata, chiede rispetto e un’amministrazione degna del suo nome! —

*19 anni, orbetellano

studente di Giurisprudenza



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