Il Tirreno

Grosseto

Interi corridoi sono transennati e sugli scaffali i cartelli di divieto

elisabetta giorgi
Interi corridoi sono transennati e sugli scaffali i cartelli di divieto

I clienti non possono acquistare la cancelleria che non è considerata  di “prima necessità”, ma per molte famiglie con figli è fondamentale 

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tra i reparti

elisabetta giorgi

La cancelleria (quaderni, lapis, pennarelli) è tabù nei supermercati di Grosseto accanto a calzini, libri e molto altro. Sono i cosiddetti “beni non essenziali”, decine di migliaia di prodotti la cui vendita nei supermercati è vietata dal Dpcm del Governo Conte con tanto di reparti transennati alla Coop del centro commerciale Maremà, e cartelli appesi agli scaffali degli scaffali di Conad dell’Aurelia Antica.

Una montagna di prodotti sbarrati perché non in vendita, in quanto extralimentari e non di prima necessità. Lo dice il Decreto, ma la situazione sul campo non è facile. O meglio: sulla vendita di beni alimentari nei supermercati nessuna questione; ma sul resto?

Sui beni non essenziali si è creata in effetti un po’ più di confusione, con clienti disorientati e supermercati finiti nel caos. E soprattutto tra due fuochi: da una parte un decreto “generico” e non chiaro sugli aspetti specifici delle categorie merceologiche, e dall’altra i bisogni reali dell’utenza. Così a Grosseto è capitato di aver trovato nei giorni scorsi situazioni di “disparità” con un prodotto in vendita in un supermercato sì e in un altro no. Per esempio sulla cancelleria.

Un grossetano solleva il caso sui social: «Ieri sono stato a fare la spesa in un noto supermercato grossetano e sono stato redarguito per aver guardato la cancelleria. Beni non essenziali. Raus! Ho pagato, sono entrato in un altro negozio e ho preso quello che mi serviva: Das, colori e carta per stampante. Mistero della fede!».

Da una parte sì, da un’altra no. Come funziona? Nei supermercati si sono trovate in effetti situazioni a macchia di leopardo. Legate - come si intuisce parlando con gli esercent grossetani - a «un decreto generico e non chiaro», che ha lasciato grossi margini interpretativi e di incertezza. L’allineamento è stato graduale. Via via i supermercati hanno rimodulato reparti e beni in vendita.

Dice Paolo degli Innocenti di Conad: «Stiamo aderendo con impegno e fatica alle disposizioni del Governo: in tutti i prodotti è stata messa bene in evidenza l’impossibilità di acquisto e a questo ci stiamo attenendo. Basta entrare nel negozio e vedere quali sono i prodotti vendibili o che in base alla normativa attuale non si possono comprare». Troppo complesso sarebbe stato transennare tutto, all’Aurelia Antica, ma i cartelli sono ben esposti. Capita che qualche cliente sollevi un problema perché ha bisogno di quel prodotto? Sì, «può sembrare un controsenso che dentro al negozio ci siano migliaia di prodotti che non si possono vendere ed è legittimo aspirare a un prodotto, ma d’altra parte questa è la norma e ci atteniamo scrupolosamente».

Unicoop dalla sede di Vignale non nasconde le difficoltà. Il decreto è «generico» e c’è in effetti il rischio di creare disparità nella vendita dei prodotti tra un supermercato e l’altro, come in effetti è successo. Anche perché alla vaghezza del decreto ministeriale sui beni non essenziali «si aggiungono in alcune zone anche le ordinanze dei singoli comuni – dice Unicoop - che disciplinano la vendita o meno dei prodotti che non siano generi alimentari o di prima necessità, col risultato che c’è un totale disomogeneità anche tra un supermercato di un comune e uno stesso supermercato di un altro comune» (a Grosseto non risultano tuttavia ordinanze).

C’è poi un punto: se blocchi una categoria merceologica tipo l’abbigliamento e il tessile, magari c’è dentro un articolo considerabile dall’utenza media “di prima necessità” (tipo gli indumenti intimi, gli sleep): e allora come ti comporti? Tutto chiuso, pare: non ci sono “distinguo”.

«Noi come Unicoop – rispondono da Vignale - ci siamo attenuti alle disposizioni e abbiamo messo transenne per bloccare tutto il reparto, poi però lì ci finiscono anche i prodotti necessari».

Insomma, le difficoltà ci sono, «ma noi dobbiamo cercare di interpretare nel modo migliore le disposizioni per tutelare la salute e non fare sgarbi al resto del commercio», dice Unicoop. Per venire incontro all’utenza l’azienda effettua consegne a domicilio gratuite (prima erano a pagamento) di qualsiasi prodotto non più acquistabile nel negozio fisico. «I clienti possono comprarlo sul sito e riceverlo a casa a domicilio da un corriere: finora la consegna era a pagamento. Ora è gratis».

Il responsabile del punto vendita Coop del Maremà conclude spiegando che «tutti noi ci siamo messi a studiare a fondo il decreto per capire cosa effettivamente fosse da escludere alla vendita e per allinearci alle disposizioni del Governo. I nostri clienti e soci a Grosseto ci stanno chiedendo molti prodotti che loro ritengono di primaria necessità, su tutti la cancelleria e i prodotti per la scuola, o l’abbigliamento intimo», che restano esclusi alla vendita. Il decreto, nella sua genericità, esclude certi prodotti di consumo che nella “società reale” sono per molti essenziali. Gli studenti che fanno teledidattica; la gente che vuole stamparsi l’autocertificazione e ha finito il toner. Allo stato attuale, oggi nei supermercati grossetani ci sono tantissime richieste di cancelleria, ma penne e quaderni (che pur ci sono) non si toccano. Abbiamo girato la domanda alla Regione (v. in basso). —



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