Il Tirreno

Grosseto

Quasi 200 pazienti curati a casa. Medici di base in prima linea

Francesca Ferri
Andrea Salvetti, medico di medicina generale e presidente provinciale della Società italiana di medicina generale, coordinatore di una Aft di diciotto medici
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Andrea Salvetti, medico di medicina generale e presidente provinciale della Società italiana di medicina generale, coordinatore di una Aft di diciotto medici

Grosseto: spetta ai professionisti della medicina generale occuparsi dei Covis-19 con sintomi lievi. Andrea Salvetti racconta la nuova sfida, tra consulti al telefono e niente Dpi.

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GROSSETO. Sono centonovantadue ad oggi i pazienti Covid-19 che stanno affrontando il virus nelle proprie case, seguiti dai loro medici di medicina generale. Dei 258 positivi che si sono registrati in provincia dall’apparizione del primo caso ad oggi sei persone sono decedute, cinquantasette sono ricoverate in ospedale (dodici in terapia intensiva e quarantacinque in malattie infettive) e tre sono guarite. In provincia di Grosseto la percentuale di pazienti domiciliati è altissima, oltre l’80%. Ed è un buon segno che si riesca a fronteggiare l’emergenza cercando di limitare il carico di ricoverati all’ospedale. Ma a che prezzo? Con quali difficoltà? E con quali aspetti positivi? Come viene gestito un paziente Covid?

Tutto è in mano ai medici di medicina generale, che in provincia sono 170, e ai pediatri (per i pazienti più piccoli). I loro strumenti sono la telemedicina o, per essere più precisi, il teleconsulto – vale a dire telefonate, videochiamate, comunicazione di valori come la temperatura corporea e l’ossigenazione del sangue – e il supporto delle Usca, unità speciali di continuità assistenziale, composte da colleghi medici che, su loro indicazione, si recano fisicamente dai pazienti.

«La maggior parte pazienti positivi paucisintomatici, cioè con pochi sintomi, ha la possibilità di curarsi a casa, spiega Andrea Salvetti, medico di medicina generale e presidente provinciale della Società italiana di medicina generale, coordinatore di una Aft (aggregazione funzionale territoriale) di diciotto medici.

«E va subito detto che, in provincia di Grosseto, abbiamo la percentuale più bassa d’Italia nel rapporto tra contagiati e ricoverati: 17% di ricoveri sui contagiati totali. Nelle Asl Centro e Costa la media è del 45%. Quindi nel Grosseto l’83% dei Covid-19 sono curati a casa, un segnale di gestione buona della medicina territoriale».

Innanzitutto sta a casa chi può essere isolato dal resto della propria famiglia, per evitare il contagio. «Un’abitazione è idonea alla convivenza con un paziente Covid se questi può disporre di una camera e di un bagno propri – spiega ancora Salvetti – Anche i familiari vengono comunque monitorati. Il contatto stretto prevede quarantena, vigilanza e abbandono dal lavoro. I pazienti che non possono disporre di spazi separati in casa possono essere ospitati negli alberghi sanitari”. Il soggiorno è a carico della Regione.

«Io ho seguito in tutto sei pazienti Covid – spiega Salvetti – che è la media. Alcuni sono guariti e due ricoverati. Ho con loro due o tre contatti al giorno. Il rapporto fiduciario con il paziente consente di monitorarlo».

Cosa viene monitorato? Ad esempio se c’è un aggravio della sintomatologia: fiato corto, affanno al minimo movimento. «A volte dotiamo pazienti di pulsossimetro per stabilire la saturazione d’ossigeno a riposo e dopo 5 minuti di camminata; se decrementa il valore è indice di peggioramento». E qui può rendersi necessario il ricovero.

La cura da remoto è una sfida per i medici di medicina generale. «All’inizio dell’emergenza ricevevo anche a 80 telefonate al giorno. La gente sente il terrore. Ora la media si è un po’ abbassata», dice Salvetti. Che confida: «Noi qui facciamo una scommessa: la medicina generale non cura solo con farmaco ma anche con raccomandazioni e non è facile farlo solo telefonicamente».

Le visite a domicilio però sono precluse. Per varie ragioni.

«Il nostro problema sono le attrezzature – dice Salvetti – che devono essere adeguate e vuoi andare dai pazienti. Ne abbiamo, ma parzialmente». La Regione ha stilato delle linee per andare a domicilio o nelle rsa, sia per proteggere i medici, sia per proteggere i pazienti: tuta, maschera, cuffia, copriscarpe, guanti. Con le mascherine che vanno cambiate ogni tre o quattro ore, i guanti ogni volta che si avvicina un nuovo paziente.

«Oltre il 50 per cento dei medici morti di Covid in Italia sono medici di famiglia – dice Salvetti –. È morto il presidente dell’Ordine dei medici di Varese, un mio carissimo amico. Eppure i dispositivi di protezione individuale, ovvero mascherine, guanti, tute, calzari, occhiali, che consentirebbero loro di visitare i pazienti a casa, non ci sono».

Ieri doveva arrivare una fornitura.

«Me la dovevano consegnare – dice Salvetti – ma purtroppo non ha il marchio Ce e non può essere consegnata da organismi pubblici. Abbiamo invece ricevuto il materiale donato da Banca Tema, che ringrazio».



 

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