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Prima linea supermercato «È dura ma noi ci siamo»

Francesca Ferri
Prima linea supermercato «È dura ma noi ci siamo»

Spese on line impazzite, “arrembaggi”, richieste assurde: la quotidianità stravolta di chi lavora al pubblico, ma anche l’orgoglio di dare un servizio. Le voci dal Conad

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Francesca Ferri /GROSSETO

Lavorare al pubblico durante l’emergenza coronavirus? Chiedetelo a chi sta nei supermercati. «Un clima da guerra», «Clienti all’arrembaggio, gente quasi posseduta», «Scene fantozziane», «Giorni di delirio». Le voci sono quelle dei dipendenti dei tre supermercati Conad di Grosseto che, come altre catene di supermercati, sono aperti per dare un servizio indispensabile: consentire alla gente di mangiare, lavarsi e avere tutto il necessario durante questa “quarantena” collettiva.

Come da decreto presidenziale, nei supermercati sono state adottate le misure di protezione sanitaria per tutelare clienti e lavoratori: guanti e mascherina e, in più, alle casse sono stati installati pannelli in plexiglass. E, se negli ultimi giorni i clienti hanno un po’ metabolizzato le nuove regole e si dimostrano più disciplinati e pazienti, all’inizio dell’emergenza il clima è stato oltremodo teso.

«Da guerra», lo definisce Eleonora Signori che lavora al Conad del centro commerciale Aurelia Antica. «Certe persone non hanno ritegno, non capiscono che devono venire una alla volta, che non ci si affolla. Fanno spese allucinanti, ma comprano spesso più per vizi che per effettiva necessità. Ricordo di una signora che era molto scocciata per non aver trovato il sushi. Noi contiamo fino a dieci, poi cerchiamo di essere più cortesi possibile. Ma a volte è dura, anche perché il lavoro è quadruplicato e noi siamo sempre i soliti». Lo conferma la collega Alessia Marchi. «Io di solito lavoro in amministrazione – spiega – ma sono uscita fuori e do una mano». Il grosso del lavoro aggiuntivo sono le spese da consegnare a domicilio. «Sono tante per numero e sono spese grosse – dice Alessia –. Prima ne facevamo 5 o 6 al giorno; magari il mercoledì si poteva arrivare a 15 perché c’era lo sconto. Ora più che triplicate». In media occorre tra mezz’ora e quaranta minuti per fare una spesa a richiesta, ma se sono oltre cento pezzi ci vuole molto di più». Per chi paga con la carta, in questo periodo la consegna è gratuita.

Ma tanti sono ancora coloro che si presentano di persona. «L’altro giorno è venuta una signora anziana con una bambina. Ci ha chiesto scusa per averla portata, ma non aveva nessuno a chi lasciarla ed era piccola per stare da sola. Le aveva messo una mascherina che le copriva praticamente tutta la faccina», racconta Angela Russo. Angela lavora al box informazioni e ne ha viste e sentite di tutti i colori. «Si potrebbe scrivere un libro – dice –. La gente a volte non capisce il momento, chiede le cose più stupide. Telefona per sapere se siamo aperti, se c’è tanta fila? Noi lavoriamo accelerati a duemila». Per i dipendenti del supermercato vedere i clienti con guanti e mascherina è un sollievo; si sentono più tutelati anche loro. E negli ultimi giorni le persone si dimostrano più diligenti. «Tantissimi clienti sono attrezzati ed entrano con i guanti e mascherine – dice Simone Cerboneschi del Conad di via Clodia – E a loro va un applauso. La maggior parte disciplinati, rispettano distanze, rispettano l’accesso regolato e si mettono tutti in fila a due tre metri in silenzio, con pazienza. Va detto: la cittadinanza sta dimostrando di avere senso civico. Quanto a noi, lo scontrino medio è raddoppiato». «Fa comunque impressione vedere la gente girare con le mascherine – dice Angela –. È una scena che spiazza, vivi qualcosa che non hai mai vissuto».

E, in questo momento mai vissuto prima, il supermercato diventa qualcosa di più di un semplice “distributore di prodotti”. È anche uno dei pochi presìdi di contatto sociale che ci sono in questo periodo difficile. «Siamo uno dei pochissimi contatti con l’esterno che hanno le persone – dice Antonio De Maio, caponegozio del Conad in via Senegal –. I primi giorni vedevamo il terrore negli occhi dei clienti, c’era una specie di arrembaggio, un assedio, clienti nervosi. Noi cerchiamo di trasmettere la tranquillità, il nostro compito è anche questo. Anche perché il negozio non è enorme, è sempre molto frequentato, abbiamo anche tanti clienti fissi. E per noi c’è tanto lavoro in più».

La spesa media, conferma De Maio, è più che raddoppiata, «le spese on line impazzite». Ma nei giorni la situazione si è andata normalizzando. «Anche noi ci siamo organizzati – spiega De Maio –. Il negozio è continuamente rifornito, lo sono i freschi, e non c’è motivo di preoccuparsi per gli approvvigionamenti».

E se la macchina funziona, il merito va soprattutto ai dipendenti, ai quali i capinegozio rivolgono un sincero ringraziamento. «Un grosso plauso al io gruppo dei ragazzi che si sono fatti il mazzo e anche offerti volontari di fare più turni», dice Cerboneschi.

«Dai ragazzi mi aspettavo una risposta – gli fa eco De Maio – ma devo ammettere che è andata oltre le mie più rosee aspettative. E li ringrazio di cuore. Da parte di noi tutti è un orgoglio poter dare alle persone questo servizio». —



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