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Sparatoria per la droga in via della Pace Arrestati senegalese e colombiano
Il primo detto “Bamba” sarebbe stato l’intermediario, il secondo avrebbe fornito la Mercedes utilizzata per la trasferta
GROSSETO
La trattativa per la grossa partita di droga da spacciare sulla piazza di Grosseto – sfociata nella sparatoria mortale avvenuta subito prima di Natale – aveva coinvolto sei persone, secondo la Procura. Già da tempo erano noti tre nomi: quello di Bernard Edikson Genao, 29 anni, dominicano, il dj nel cui appartamento di via della Pace era avvenuto il litigio e che è accusato di omicidio, per i tre colpi di pistola che avevano colpito mortalmente Omar Sar, 33 anni, senegalese, abitante a Bergamo; e quello di Mor Talla Diop, 41 anni, anche lui senegalese, abitante a Brescia, rimasto ferito in quella circostanza.
Adesso si aggiungono due nomi: quello di un altro senegalese, Khadim Diakhate, 39 anni, soprannominato “Bamba”, più che conosciuto alle forze dell’ordine, e Diego Fernando Lopez Rosero, 30 anni, colombiano, un lavoro regolare nel nostro Paese, proprietario dell’auto di lusso con la quale era stato effettuato il viaggio verso la Maremma e anche lui ritenuto partecipe. Questi ultimi due sono stati adesso arrestati, il primo a Mariano Comense, il secondo a Gianico di Brescia, dagli uomini della squadra mobile di Grosseto e dai colleghi delle Questure locali, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere (per i reati inerenti al traffico di droga), firmata dal gip Giovanni Muscogiuri, il quale in oltre venti pagine ricostruisce i giorni a cavallo di quel tragico 23 dicembre. C’è un altro senegalese coinvolto, è ancora ricercato.
Tutti avrebbero avuto un ruolo nella trattativa attivata tra la Lombardia e Grosseto, finalizzata allo spaccio di almeno mezzo di chilo di cocaina da parte di Genao, il quale avrebbe ricavato ventimila euro di cui avrebbe trattenuto soltanto una parte, mentre il resto sarebbe andato ai suoi fornitori. E tutti si sarebbero conosciuti tra di loro: lo proverebbero i tabulati telefonici e l’analisi delle immagini riprese dalle telecamere di vari sistemi di videosorveglianza, sia soprattutto in locali, sia in strada. Una trattativa che sarebbe iniziata qualche giorno prima del 23: Diakhate, al quale gli inquirenti attribuiscono un ruolo da intermediario, sarebbe venuto da Milano insieme a Sar tra il 20 e il 21. L’auto, una lussuosa Mercedes Clc, sarebbe stata messa a disposizione da Rosero: sarebbe servita una vettura di un certo tipo, tale da impressionare chi era dall’altra parte del tavolo della trattativa, tale da far capire (a prescindere dalla realtà) la capacità economica di chi era sceso in Maremma per concludere l’affare. Ci sarebbe voluto qualche tempo per trovare l’accordo, poi il 23 l’appuntamento finale, iniziato nel primo pomeriggio e durato a lungo. Sembrava, stando alla ricostruzione della polizia di stato, che il tutto potesse avvenire sotto casa di Genao, velocemente: uno scambio denaro-droga secondo i patti stabiliti in quei giorni. Invece lo scambio-lampo non era avvenuto, Genao avrebbe fatto salire al quarto piano Sar e Diop, forse subodorando che c’era qualcosa che non andava (e del resto sono stati trovati dei soldi falsi), mentre “Bamba” avrebbe atteso sotto: e infatti in quelle ore Diakhate sarebbe stato visto in via della Pace da testimoni.
Su ciò che sia realmente accaduto in quell’appartamento, sulle responsabilità di ciascuno e sulla presenza o meno in certe circostanze, le versioni rese dagli indagati sono discordanti, come ci sono differenze anche sulle modalità con cui sarebbe avvenuto l’allontanamento dalla città delle persone coinvolte. I pm Giampaolo Melchionna e Giovanni De Marco hanno chiesto la custodia in carcere e l’ordinanza è stata eseguita ieri mattina. Sono stati portati nelle carceri di Brescia e como. Nei prossimi giorni l’interrogatorio di garanzia. —
pierluigi sposato
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