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Grosseto

Sos prezzi “gonfiati” La Finanza indaga sugli sciacalli del Covid

Elisabetta Giorgi/
Sos prezzi “gonfiati” La Finanza indaga sugli sciacalli del Covid

Tante segnalazioni sulle presunte speculazioni in questo periodo di emergenza  Decine di controlli sono in corso e ad ampio raggio sull’intera filiera commerciale

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«Mascherine, gel igienizzanti, soluzione alcoliche a prezzi gonfiati». In provincia di Grosseto sono tante le segnalazioni dei cittadini che mettono all’indice presunti comportamenti speculatori – attualmente in corso di verifica da parte degli organi competenti – nel pieno dell’emergenza coronavirus. Sta indagando la Guardia di Finanza, comando provinciale di Grosseto. Decine di controlli sono in corso a ogni livello della filiera commerciale.

Si parla di disinfettanti per le mani, alcol denaturato e disinfettanti per le superfici, ma soprattutto della protezione più richiesta al momento, le mascherine. Introvabili per gli stessi operatori sanitari, propinate al banco anche a “caro prezzo” secondo le testimonianze in circolazione dei cittadini. A volte fabbricate artigianalmente con i costi, le modalità e i tessuti più vari. Caro prezzi, ma anche malversazione di risorse pubbliche, frode in commercio, le ispezioni sono in corso.

Tra le decine di casi segnalati sui prezzi praticati al cittadino in un momento di estremo bisogno, le Fiamme gialle sono in campo fin dall’avvio dell’emergenza epidemiologica e – nelle ultime settimane – con un incremento di attività mirate proprio a seguito delle testimonianze crescenti, nei confronti di quegli esercenti che, sfruttando la situazione contingente, “praticherebbero” (verifiche in corso) prezzi al pubblico fortemente incrementati rispetto al periodo pre-emergenziale su beni di prima necessità.

Il quadro è complesso. Il mercato dei Dpi (dispositivi di protezione individuale), di gel e igienizzanti venduti al banco è una jungla di infinite variabili che riconducono alla complessità di una filiera, nella quale i commercianti al dettaglio possono essi stessi subire il carico speculatorio di chi sta a monte (produttori/fornitori), come segnalano i farmacisti (articoli nella pagina a fianco). Ogni caso è specifico; ogni j’accuse che gira sui social non sempre corretto; il comparto sanzionatorio è esso stesso complesso e delicato.

Parlare di un “caro alcol” per un flacone di 500 cl venduto al banco a 14 euro (come segnalato da alcuni cittadini) può non corrispondere a un prezzo “gonfiato” se si tratta di una “soluzione igienizzante” e non di “alcol rosa” (che costa ben poco).

I finanzieri sono impegnati su vari fronti, per far luce su un campo complesso dove possono annidarsi anche episodi di sciacallaggio a danno dei cittadini, già indeboliti e privi di difese per colpa del coronavirus. Le attività sono state orientate in primis al contrasto delle condotte più marcatamente illegali e fraudolente (articolo 501 codice penale, “Rialzo e ribasso fraudolento di prezzi sul pubblico mercato o nelle borse di commercio”; articolo 501bis del codice penale: “Manovre speculative su merci”, e articolo 515 del codice penale: “Frode nell’esercizio del commercio”), oltreché alla lotta dei fenomeni illeciti più direttamente correlati con l’emergenza sanitaria in atto.

Le indagini cercano di appurare se vi siano casi di indebita percezione, frode e “malversazione” delle risorse pubbliche destinate agli aiuti alle famiglie e alle imprese, o al potenziamento del servizio sanitario nazionale e della ricerca. Anche a seguito delle decine di segnalazioni fatte al comando si tenta di far luce sulle pratiche anticoncorrenziali, sugli accaparramenti e - appunto - le manovre speculative sui prezzi, commesse approfittando dell’aumento della richiesta, sul mercato sia privato che pubblico, dei dispositivi di protezione individuale, di agenti biocidi e di elettromedicali.

Poi c’è il capitolo sanzioni. La disciplina dell’incremento “esagerato” dei prezzi è in via generale sanzionabile amministrativamente da parte dell’Autorità garante per la concorrenza del mercato solo in tre casi: assenza del marchio Ce, divergenza tra prezzo esposto al pubblico e prezzo praticato, e mancata esposizione dei prezzi al pubblico.

In stato di emergenza Covid, vige però una disciplina derogatoria prevista negli articoli 15 e 16 del decreto legge 18/2020 e 34 del decreto legge 9/2020, che ha introdotto un regime agevolato che consente la produzione e la vendita/cessione nonché l’utilizzo dei presidi sanitari “senza” la preventiva verifica di conformità da parte degli enti preposti entro il termine di 6 giorni dall’invio della richiesta al Ministero della Salute. Il che consente al produttore di produrre “un’autocertificazione” per attestarne la conformità e metterli in commercio pur senza la certificazione Ce. –

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