Il Tirreno

Grosseto

l’appello 

Orti e giardini abbandonati «Non fermate chi li coltiva»

lina senserini

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GROSSETO

«Mi rendo perfettamente conto che in questo momento ci sono altre pressanti priorità e non so se sia in potere del prefetto, oppure del sindaco, ma vorrei proporre di concedere a chi possiede un orto per finalità hobbistiche, di fare in modo che lo possano raggiungere e accudire». Enrico Vittori, grossetano, non ha alcun dubbio.

Gli orti non possono essere lasciati morire a causa dell’emergenza coronavirus, anche per una questione economica e di salute, perché chi può consumare le verdure coltivate in proprio evita di andare a comprarle, alimentando le file ai supermercati o ai negozi di frutta e verdura.

La lettera di Vittori al Tirreno si riferisce al primo decreto che ha imposto un parziale lockdown al Paese, ma il divieto di raggiungere il proprio appezzamento di terra per chi non è è agricoltore di professione o non ha l’orto sotto casa è stato ribadito anche con quello del 22 marzo.

«Sono sicuro di non essere il solo ad avvertire questa esigenza – aggiunge Vittori, che ne fa anche una ragione di benessere psico-fisico – sostenuta tra le altre cose dal dispiacere per l’abbandono in cui versano le colture ormai da diverse settimane. La mia proposta si riferisce, in particolare agli orti nell’immediata periferia di Grosseto, dove numerosi cittadini svolgono questa attività».

La parola passa al prefetto, l’unica autorità che il Governo ha individuato sui territori per concedere deroghe alle attività lavorative e valutare caso per caso le singole richieste, considerando che in questo caso non si tratta di imprese, ma di singoli cittadini.

Il problema degli orti per uso privato è stato fatto proprio anche dalla community social “Orto da coltivare”, che coinvolge oltre 100mila ortolani-hobbisti, virtualmente firmatari di una lettera aperta al Governo, per chiedere di togliere il divieto ai privati di andare a coltivare un orto non vicino alla propria abitazione.

A scrivere è Matteo Cereda, gestore del sito e della community, che facendosi carico delle lettere ricevute, chiede che sia permesso spostarsi per curare l’orto. «Una cura che, naturalmente, dovrà essere fatta da una persona sola, evitando contatti e nel rispetto di tutte le precauzioni» precisa Cereda che chiede alle autorità competenti «di valutare la possibilità di aprire uno spiraglio per chi coltiva, dato che aprile è un mese fondamentale per impostare l’orto, con semine e trapianti che determineranno il raccolto estivo».

Oltre agli orti, il problema riguarda anche i giardini e i balconi. Dato che la ministra delle Politiche agricole e forestali, Teresa Bellanova, ha ottenuto che i vivaisti possano lavorare e vendere le piante e i fiori, arriva la richiesta anche dai giardinieri che lavorano per conto terzi di poter lavorare per non lasciare al proprio destino i giardini, condominiali e non. —

lina senserini

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