«Raniero? Sarebbe andato in giro a dare una mano»
A dieci anni dalla scomparsa di Amarugi, le figlie Stefania e Ivana lo ricordano come se oggi si fosse calato in piena emergenza coronavirus
GROSSETO
«Cosa avrebbe fatto oggi mio padre se fosse stato ancora vivo e le forze glielo avessero consentito? Si sarebbe dato da fare, come aveva sempre fatto. Sì, avrebbe letto qualche libro, era la sua passione: ma tenerlo a casa sarebbe stato difficile. Lui era un anarchico per natura…»
Stefania parla di suo padre Raniero Amarugi, morto nel 2010 a 87 anni. Ricorre il decennale della scomparsa proprio in questi giorni dell’ex esponente del Partitocomunista italiano prima e di Rifondazione comunista poi, dell’infaticabile ex amministratore pubblico originario di Portico San Benedetto, vicino Forlì. E Stefania e sua sorella Ivana hanno ritenuto opportuno ricordarlo («i dieci anni dalla tua scomparsa cadono in un periodo tremendamente buio e frastornante e mai come ora avremmo bisogno del tuo pensiero, del tuo cuore, delle tue parole, del caldo conforto che solamente tu sapevi dare. Ma in un modo o in un altro la forza che ci hai trasmesso per tutta la vita ci aiuterà anche questa volta!» hanno scritto) perché «avere oggi una persona così sarebbe stato importante», hanno aggiunto.
Se fosse stato in buona salute e più giovane, Raniero cosa avrebbe fatto in questi giorni? «Non ho dubbi: sarebbe andato a trovare chi ha bisogno, avrebbe cercato ogni modo per farlo. Non avrebbe mancato di far tappa all’ospedale per trovare l’amico ammalato, come faceva sempre. Aveva sempre un pensiero per tutti. Lui era così. Sì, forse oggi lo avremmo potuto vedere tra i volontari incaricati di consegnare la spesa a domicilio, sarebbe potuto essere il suo modo di rendersi utile. Del resto, quando ci fu l’alluvione del 1966, lui quella notte non tornò a casa: era andato con i Vigili del fuoco. Spero soltanto che questo tsunami ci serva da monito, ci dia una nuova scala di valori, anche a livello politico. Diventeremo migliori?».
Una vita in prima linea: «Il confine tra pubblico e privato per lui non esisteva - dice ancora Stefania - Era la sua filosofia di vita. Era credibile proprio perché lui era l’esempio di ciò che diceva. E tutta la sua vita è stata caratterizzata da un attivismo continuo, da un proselitismo a tappeto. Lui andava a parlare con tutti, in città, in campagna, e non soltanto in occasione delle elezioni per raccogliere voti».
E Raniero oggi cosa avrebbe detto? «Ah, sicuramente avrebbe sorriso perché avrebbe visto che gli aiuti all’Italia arrivano da Cina, Cuba, Venezuela, dai Paesi socialisti, da quelli che hanno dimostrato di avere una sensibilità diversa (pur se la Cina ha grandi storture capitalistiche): insomma, aveva ragione lui, l’idea giusta era ed è questa…» —
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