Il presidio
Contagi, trend e curve in salita Il Covid-19 spiegato in tabelle
L’ingegner Riccardo Vannozzi pubblica ogni giorno i dati della Presidenza del consiglio È possibile ricavare il quadro a livello nazionale, regionale e anche provinciale
lo studio
pierluigi sposato
«La vede quella tabella? È per tutte le province della Toscana, c’è Firenze lassù in alto per numero dei contagi, Grosseto è in basso, è l’ultima. Il trend è ancora tutto in salita; si potrà elaborare un modello di uscita dall’emergenza quando la curva comincerà a scendere, solo allora si potranno fare previsioni». L’ingegnere Riccardo Vannozzi parla al telefono facendo riferimento a uno dei grafici che quotidianamente – ormai da una settimana – pubblica anche sul proprio profilo Facebook.
Esperto di data analysis, ha ideato questo servizio per capire e per far capire. «Non faccio altro che recuperare i dati già presenti on line: attraverso un software li rendo leggibili a tutti, anche utilizzando dei colori per rendere immediatamente l’andamento. Non modifico assolutamente i dati, né faccio commenti: non è il mio ruolo, non ho le competenze in materia scientifica medica. Mi baso sulla banca dati della Presidenza del consiglio. L’importante è che sia sempre una sola autorità a dare i dati. E per capire la situazione è importante osservare il trend, non quello che accade in un giorno singolo. Come nella borsa».
Il sito da aprire è www. yellowpard. space: basta cliccare su “Covid-19 report”. Dalla prima schermata – l’Italia con la mappa del contagio – è poi possibile navigare attraverso le finestre che riguardano il rapporto con la popolazione o con la densità, il trend, la ripartizione dei contagi, i contagi giornalieri. Ci sono il quadro nazionale, il quadro regionale, il quadro provinciale, con grafici in varie forme di visualizzazione e anche animazioni. Si risale indietro di un mese circa, da quando i dati erano prossimi allo zero, si arriva a ieri: si possono fare confronti e vedere cosa è avvenuto in Italia, a partire dai primi focolai in Lombardia fino alla pandemia acclarata che ormai non risparmia nessuna zona della nostra Penisola. «Il dato che emerge subito è che le grandi città, come Milano e Roma, ma anche le città-territorio come Bergamo e Brescia, e mettiamoci anche Firenze in relazione alla nostra regione, sono in alto per numero di contagi verosimilmente perché lì la vicinanza tra le persone è più alta. Altrove, invece, dove la presenza umana è più rarefatta, il dato è su livelli inferiori. La crescita è lineare per tutte le province ma è veloce: e la rapidità di avanzamento del contagio è fondamentale». Ci sono città che puntano decisamente alto, quelle della Lombardia, ci sono altre che invece fanno registrare curve più “appiattite”. «È presto per fare previsioni. L’analisi dei dati fotografa la situazione attuale. Mi aspetto che questi dati cambieranno quando aumenteranno i tamponi effettuati, quando il drive thru introdotto da pochi giorni sarà esteso: mi aspetto che questo andamento venga sconvolto, fino a che i dati non si uniformeranno di nuovo».
C’è anche la possibilità di fare confronti giorno per giorno e vedere come la “macchia” dei contagi si sia evoluta dalle tre province fino a tutta la Lombardia, abbia superato il Po, si sia estesa a tutta la Pianura padana, sia scesa verso l’Adriatico, abbia interessato via via tutta l’Italia. I colori, che si incupiscono con il passare dei giorni, rendono la gravità della situazione. Il peggio non è ancora finito: Milano, Brescia e Bergamo crescono ancora, linearmente ma crescono.
E la nostra provincia? Grosseto è, fortunatamente, il fanalino di coda della Toscana: «Da noi lo sviluppo è cresciuto con minore rapidità. È probabile che il caso di Monterotondo Marittimo porti a qualche cambiamento ma fino a oggi la situazione è accettabile. Cosa ricavo da questi dati? La convinzione che le misure di prevenzione hanno impedito una crescita esponenziale dei contagi nella nostra provincia. Non siamo ancora all’appiattimento, che è la fase che dovrà precedere la discesa, ma la è una situazione accettabile. Non potremo prevedere quando questo fenomeno perderà energia se non quando inizierà la fase di discesa. E nessuno sa fare previsioni perché tutto il mondo è connesso: non è credibile che un Paese decida di riaprire tutto quando quello accanto, o anche di un altro continente, è ancora alle prese con l’emergenza. C’è uno sfasamento che rende tutto ancora più incerto». Vannozzi vuole dare un servizio: «Sì, lo faccio volentieri, anche perché è attinente il mio lavoro. Ma non vedo l’ora che tutto sia finito e di chiudere». —
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