Italia
I vivai possono ripartire «Abbiamo le precauzioni»
Dopo lo stop molti si sono ritrovati con la merce primaverile e nessun cliente Ora acquistare le piante si può, basta avere con sé l’autocertificazione
Francesca Ferri / GROSSETO
Il blocco delle attività per i vivai, imposto con il Dpcm dell’11 marzo, è stato rimosso. Piante, fiori, semi, concimi e fertilizzanti possono tornare ad essere venduti in supermercati, mercati e punti vendita. Dopo le sollecitazioni arrivate dal mondo dell’agricoltura al presidente del consiglio Conte, il governo ha pubblicato sul proprio sito internet, nella sezione FAQ, la risposta in cui precisa che questa attività «rientra tra quelle produttive e commerciali comprese nell’allegato 1 del Dpcm del 22 marzo “coltivazioni agricole e produzione di prodotti animali”. Insomma, per i vivaisti c’è la possibilità di stare aperti, ovviamente adottando le misure necessarie per rispettare le norme sanitarie; per i cittadini c’è la possibilità di uscire di casa per andare a comprare fiori e piante e l’occorrente per curarli.
Plaudono le associazioni di categoria Coldiretti e Cia. La prima lancia la campagna #nonfermiamolaprimavera #balconifioriti e, tramite il presidente regionale Fabrizio Filippi, fa appello a tutti i punti vendita aperti affinché promuovano la vendita di fiori e piante Made in Toscana. La seconda, con il presidente regionale Luca Brunelli, parla di una «boccata d’ossigeno» per un settore che in tutta la Toscana conta 3. 300 aziende e fattura all’anno 900 milioni di euro e che si è trovato improvvisamente in difficoltà.
Come se non bastasse il coronavirus, quest’anno ci si è messo anche il meteo a complicare la vita ai vivaisti.
«Con il clima mite che ha fatto a febbraio avevamo anticipato e comprato velocemente tutte le nuove piante in vista della primavera», spiega al Tirreno Loretta Teresini, del Vivaio Teresini di Principina a mare. «Poco dopo è arrivato lo stop alle vendite e noi, come anche gli altri colleghi, ci siamo ritrovati con il vivaio pieno e nessuna possibilità di vendere la merce. Per di più in un momento in cui, dal punto di vista economico, siamo più allo scoperto, perché si esce dall’inverno e si devono affrontare le spese per l’approvvigionamento di merce per la primavera ma anche una serie di adempimenti e obblighi burocratici e commerciali».
Insomma, una situazione non facile. In questi giorni di sospensione dell’attività tutti i vivaisti hanno comunque dovuto continuare a lavorare quotidianamente. «Abbiamo materiale vivo, c’è bisogno di manutenzione quotidiana», dice ancora Teresini.
La ciliegina, amarissima, su una torta di per sé indigesta è stato il colpo di coda dell’inverno che negli ultimi giorni ha fatto precipitare le temperature, rovinando molte piante. «Un po’ tutte sono state danneggiate – dice Teresini – perché avevano tutte vegetazione fresca. Poi con questo vento forte di grecale… La maggior parte si riprenderà, ma qualcuna è un po’ più grave». In questo quadro si inserisce la novità delle aperture di nuovo concesse.
«È un primo segnale positivo – dice Teresini –. È chiaro che siamo preoccupati per la nostra salute e per quella dei clienti, ma ovviamente adotteremo tutte le precauzioni indossando i dispositivi di sicurezza. E poi qua è un ambiente ampio e all’aperto. Del resto non mi aspetto una folla ai cancelli, anche se la ministra ha chiarito che, con l’autocertificazione, come si accede ad altre strutture di vendita, si può andare anche al vivaio. Di buono c’è che la gente che è costretta a casa può trarre beneficio dal prendersi cura delle piante, curando il proprio terrazzo o il proprio giardino». —
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