Il presidio
«Vicinanza forzata e fastidio costituiscono un terreno fertile»
La presidente Sabrina Gaglianone: «Non abbiate paura a farvi vive Anche se più difficile per voi, contattateci. Noi siamo al vostro fianco»
L’allarme
elisabetta giorgi
In questi giorni 4 donne in provincia di Grosseto hanno chiesto aiuto ai centri antiviolenza per sfuggire alle violenze familiari.
L’allarme maltrattamenti è alto, in questa fase di emergenza coronavirus; la rete antiviolenza non abbassa la guardia e i Centri gestiti dall’associazione Olympia De Gouges hanno deciso di potenziare gli ordinari canali di comunicazione telefonici dove ricevere le richieste di aiuto.
La reclusione forzata a casa causa coronavirus, di fatto, rischia di trasformarsi in una nuova prigionia per le donne vittime di mariti e conviventi aggressivi. Le volontarie dell’associazione Olympia de Gouges continuano a stare accanto alle situazioni di violenza di genere e alle donne che hanno bisogno di aiuto, ma sono pronte a scattare anche per le eventuali situazioni in arrivo che l’emergenza coronavirus potrebbe rendere propizie: un servizio che si mette in moto non più “fisicamente”, date le restrizioni fisiche imposte dall’epidemia, ma via telefono o per mail.
Sabrina Gaglianone è la presidente provinciale dell’associazione De Gouges, che in provincia di Grosseto gestisce due punti di ascolto (quello di Grosseto, cui fanno riferimento anche Follonica e Castel del Piano) e quello di Orbetello (cui fanno riferimento anche Manciano e Capalbio). «La situazione che ha creato il coronavirus – spiega Gaglianone - paradossalmente è la situazione ideale per il perpetrarsi della violenza domestica: c’è infatti isolamento sociale, c’è un controllo stretto dovuto al fatto che stiamo tutti a casa vicini, con l’impossibilità di uscire se non per piccole commissioni. Ci sono nervosismo, intolleranza, fastidio anche nei confronti dei bambini, tutte situazioni in cui la violenza sguazza. Noi abbiamo subito valutato che questa situazione potesse far esplodere all’interno dei nuclei familiari situazioni di violenza superiori al normale. Stiamo all’erta e siamo pronti a intervenire». Alle linee telefoniche preesistenti, ne sono state aggiunte di nuove (v. articolo sulla sinistra).
Fino a ieri zero chiamate. Nessun punto di ascolto e centro antiviolenza gestito da Olympia De Gouges aveva ancora registrato chiamate di aiuto. «I telefoni tacevano – spiega - e a parte due richieste di aiuto in provincia di Grosseto non abbiamo ricevuto chiamate» (due richieste di aiuto arrivate nelle ultime due settimane da parte di due donne per maltrattamento, ndr). «Anche sui percorsi in atto per i quali avevamo sollecitato la possibilità di continuare i colloqui in via telefonica anziché in presenza fisica, c’era abbastanza silenzio..». Un dato che comunque non doveva ingannare. L’assenza di richieste di aiuto non significa che la situazione sia serena e i casi non esistano, anzi può essere il contrario. «Solitamente la donna approfitta di piccoli spazi della sua giornata per venire al centro e telefonare, recarsi direttamente al Pronto soccorso o dai carabinieri. Con questa limitazione negli spostamenti, in cui controllo assiduo tra le mura di casa da parte del marito aggressivo aumenta, è probabile che la donna non riesca a farsi sentire e comunicare, ma queste sono tutte valutazioni sociologiche che potremo fare dopo, finita l’emergenza: ora è difficile fare ipotesi sull’incidenza del coronavirus sulla violenza di genere. C’è un grosso punto interrogativo; ma in ogni modo io credo che la violenza perduri anche in questa fase, e anzi non mi stupirebbe se incrementasse», dice Gaglianone.
Proprio ieri difatti, dopo un periodo silente cui si accennava, le telefonate di aiuto sono ricominciate. «Sia quelle dei casi noti e già in essere, sia un paio di segnalazioni di emergenza nuove», che sommate ad altre due segnalate nei giorni scorsi porta il totale dei nuovi casi di emergenza a 4. «Stanno ricominciando a squillare i telefoni – ha detto Gaglianone a fine mattinata - I messaggi arrivano sia sui cellulari che su Facebook. La modalità resta la stessa. Per i colloqui telefonici sui percorsi che attiviamo siamo sempre a disposizione e abbiamo diverse linee; per le emergenze ci colleghiamo con il Codice rosa. Se ci sono da fare spostamenti c’è la Pubblica assistenza; poi ci sono le assistenti sociali che nella settimana sono sempre attive. Noi ci muoviamo dentro la rete insomma, con l’unica differenza che in questo periodo di contagi possiamo intervenire solo telefonicamente».
Un appello su come affrontare le situazioni a rischio. «Alle donne possiamo consigliare, nelle situazioni in cui avvertono un pericolo, di farsi vive con mail, un messaggio ai nostri numeri anche su whatsapp. Per i casi gravi c’è la possibilità di chiamare i cc, il pronto soccorso o il 118. Il codice rosa è sempre attivo e si sta attivando con la Regione nel caso in cui nelle case rifugio che ospitano donne vittima di maltrattamenti ci siano donne positive» (v. fondo pagina).
De Gouges ha contato 140 casi in un anno di donne vittime di maltrattamento. Ogni mese in provincia arrivano 3-4 chiamate di emergenza, anche se non c’è un trend omogeneo. E anche adesso l’attenzione resta alta. —
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