Il Tirreno

Grosseto

Coronavirus, a Grosseto sei medici dell'ospedale comprano le mascherine su internet

Francesca Gori
Coronavirus, a Grosseto sei medici dell'ospedale comprano le mascherine su internet

Hanno tirato fuori dal portafogli 100 euro ciascuno e hanno ordinato 300 mascherine Ffp2 senza filtro che sono arrivate al Misericordia dalla Cina

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GROSSETO Per settimane sono stati a costretti a combattere una guerra impari, fatta con armi spuntate e quasi senza “armatura”. Poi, sei medici dell’ospedale Misericordia di Grosseto si sono organizzati: hanno tirato fuori dal portafogli 100 euro ciascuno e hanno ordinato su Internet 300 mascherine Ffp2 senza filtro che ieri sono finalmente arrivate al Misericordia dalla Cina. Per la spedizione, c’è voluta una settimana di tempo e quei dispositivi hanno esattamente le stesse caratteristiche di quelli utilizzati da sempre al Misericordia.

È una delle storie limite, quella dei sei medici che si sono organizzati da soli. Il tema è serio, così tanto che i sindacati dei lavoratori nella sanità grossetana (Cgil, Cisl, Uil e Nusing Up) hanno deciso di far sentire la loro voce insieme all’Ordine delle professioni infermieristiche di Grosseto: il numero dei sanitari che hanno contratto il Covid 19 cresce ogni giorno e la sicurezza di chi lavora in sanità deve essere garantita, altrimenti si rischia il collasso. Per questo, la funzione pubblica di Cgil, Cisl e Uil, il Nursing Up e l’Ordine delle professioni infermieristiche chiedono a una sola voce «che siano velocizzate e semplificate le procedure aziendali per verificare la positività degli operatori sul campo. Nonostante l’ intenzione del presidente Rossi di procedere allo screening a tutti i dipendenti pubblici in prima linea, infatti, a oggi le cose vanno a rilento e sono stati controllati solo una minima parte dei professionisti che vivono in stato di ansia e preoccupazione sia per sé stessi e per i loro cari, sia per i pazienti che assistono, con il costante timore di diffondere il virus». Richiesta, questa, alla quale l’Asl ha risposto ieri: da oggi, oltre mille tamponi verranno effettuati al personale sanitario, così come richiesto da più parti. Una parte dei test sarà utilizzata per gli operatori sanitari in sorveglianza per contatto; una parte per quelli dei reparti ad alto rischio (Malattie Infettive e Terapia Intensiva); una parte per gli operatori del 118; una per i medici di medicina generale, i pediatri e i medici della Continuità assistenziale (ex guardia medica). Infine per gli operatori che rientrano al lavoro dopo un periodo di malattia per sindromi similinfluenzali non diagnosticate.
 

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Anche il personale dell’elisoccorso, che fino a ieri non era riuscito a farsi fare il tampone nonostante due casi positivi, verrà sottoposto all’accertamento.

Mancato screening e confusione sul corretto utilizzo dei dispositivi di protezione individuali e di altri presidi medici. «Spesso le indicazioni delle linee guida sono discordanti - dicono ancora i sindacati e l’Ordine degli infermieri - cambiano velocemente, dando l’impressione che si proceda con una certa improvvisazione e creatività, sia per quanto riguarda la distribuzione dei presidi, sia per quanto riguarda la stima dei fabbisogni».

Se negli ospedali con sezioni Covid e nei servizi accessori dove si trattano pazienti positivi certi, è chiaro il livello di protezione da tenere e da garantire, in tutti gli altri ambiti socio sanitari ciò non accadrebbe: e così alcuni lavoratori si ritroverebbero senza protezione, mentre altri riceverebbero indicazioni, senza evidenza scientifica, di togliere le mascherine o utilizzarle per più turni. «Inoltre gli operatori sanitari dei distretti devono effettuare i tamponi domiciliari vestendosi e svestendosi in locali non idonei - aggiungono - Siamo tutti consapevoli sia delle difficoltà di produzione che di approvvigionamento dei dpi, così come siamo consapevoli degli sforzi nei vari livelli per sopperire a tale situazione. Non vogliamo fare populismo. Per questo invitiamo tutti gli operatori ad un uso razionale e appropriato del materiale, secondo scienza e coscienza. Tuttavia è ora di dare un segnale chiaro e forte, al quale ci attendiamo una risposta altrettanto chiara: tutti gli operatori che a vario titolo operano nella filiera sanitaria e hanno contatto diretto e indiretto con persone assistite, sia che lavorino in ospedali non Covid, nel territorio, negli ambulatori, nei laboratori, sia in qualsiasi altra struttura socio assistenziale, devono avere diritto agli idonei dpi per operatore e per turno di lavoro. Con la possibilità di sostituirla se questa dovesse sporcarsi o contaminarsi. In assenza di tale previsione che consideriamo con onestà intellettuale il minimo riconoscibile riteniamo che il lavoratore qualora ravvisi una palese mancanza di sicurezza possa legittimamente rifiutarsi di prestare assistenza». 

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