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Rischi, passione e tenacia di un edicolante in trincea

Elisabetta Giorgi
Massimo Frescucci nella sua edicola
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Massimo Frescucci nella sua edicola

Grosseto. Massimo Frescucci gestisce il chiosco-minimarket all’ingresso dell’ospedale «È dura, ma con mia moglie abbiamo deciso con il cuore di restare aperti» 

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GROSSETO. Rischioso? «Certo, potrebbe esserlo. Ma ho deciso di restare aperto. Corro il rischio per continuare a dare un servizio anche minimo alle persone che hanno bisogno. Chi vuole una ricarica telefonica gliela faccio; se ha bisogno di comprare una rivista di enigmistica gliela vendo. Con mia moglie abbiamo deciso così perché ce lo sentiamo nel cuore. Ho sempre avuto il “vizio”, in tutti i ruoli che ho ricoperto, di impegnarmi e svolgere il mio lavoro con amore e passione».

Massimo Frescucci è da 6 anni il titolare dell’edicola dell’ospedale Misericordia di Grosseto. Un servizio indispensabile per chi frequenta l’ospedale per lavoro o salute (personale sanitario, degenti) ma non solo: è un punto di riferimento per la città.

Massimo e la moglie Paola Frullini lavorano tutto il giorno, lì all’edicola dell’ospedale, anche facendo i turni. Orario dalle 5 alle 19. Per pranzo un panino al bar accanto. L’edicola vende giornali e riviste, ma è anche un minimarket. «Offriamo una serie di altri servizi importanti – dice Frescucci – dallo spazzolino al dentifricio, dalla crema da barba ai profumi o alle pantofole. Abbiamo tirato su questo servizio negli anni, per cercare di offrire un servizio pressoché completo ai degenti. Arrivano anche clienti esterni, che sanno di trovare qua riviste specializzate di storia o fotografia».

Dal suo punto di osservazione privilegiato Frescucci vede scorrere uno spaccato di mondo. Medici e infermieri passano di lì per comprare un giornale o prendere un panino a fianco. «Nei loro occhi si legge tutta la preoccupazione del momento, poi però cercano di sfoderare un atteggiamento positivo. Fanno un lavoro anche estenuante, ma provano a essere rassicuranti e positivi, che è quello che serve in questo momento». Lavorare sodo e tenere la barra dritta. Con diversi medici, Frescucci ha stretto amicizia. «Ci siamo promessi che appena finita l’emergenza festeggeremo con una bella cena a casa mia».

Lì all’ingresso lavorano anche gli operatori del check point. Infermieri con tute antisettiche, mascherine, guanti e occhiali, fanno turni dalle 7 alle 20. A chiunque arriva da fuori loro misurano la temperatura (che non deve superare i 37 gradi), medicano le mani, chiedono cosa devono fare e si attivano. «A volte succedono cose strane, c’è gente che vuole entrare perché dice che ha una visita, quando le visite sono tutte annullate, e via dicendo. Arrivano richieste di tutti i tipi, le più disparate: qualcuno vorrebbe continuare a fare come prima, quando l’ospedale era aperto regolarmente. Pochi giorni fa un signore straniero con due figli voleva accompagnare a tutti i costi la moglie in ostetricia, ma non poteva e si è messo a urlare: “razzisti”. È dovuto intervenire il personale di sicurezza, quello del reparto e del check point per farlo desistere. C’è chi non si rende conto della situazione, ma il personale all’ingresso svolge il suo ruolo in modo impeccabile: riporta la situazione nelle giuste coordinate, con buonsenso e tranquillità». Con alcuni di loro l’edicolante scambia qualche battuta a distanza. Serve per ingannare il tempo e rinfrancarsi lo spirito. «Commentiamo il quadro delle cose, proviamo a trarci su il morale». Lo spirito vuole la sua parte.

Frescucci è persona nota, in città. È stato per 13 anni presidente della Cia Grosseto; a Roma ha ricoperto un ruolo nazionale: è stato presidente dell’unione italiana associazioni ovicaprine. È stato presidente della Fimar. Anche in quei settori - dice - «ho sempre cercato di tutelare nel miglior modo la mia categoria (agricoltori in quel caso), e pure ora cerco di impegnarmi al massimo. Con mia moglie Paola, che per me è una colonna portante in tutto, vogliamo dare un servizio importante, in questa fase di emergenza. Noi ci siamo. E stringiamo i denti».
 

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